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Angelica Bove: “A 19 anni ho perso i miei genitori in un incidente”

La cantante arriva a Sanremo dopo un percorso personale e artistico fuori dai riflettori

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A meno di un mese dall’inizio del Festival di Sanremo 2026, Angelica Bove si prepara a salire sul palco dell’Ariston tra le Nuove Proposte con Mattone, brano incluso nel suo album d’esordio Tana, pubblicato oggi. A 23 anni, la cantautrice romana arriva al Festival dopo un percorso costruito lontano dall’urgenza di restare sotto i riflettori, scegliendo tempi lenti e una direzione artistica precisa.

Dal dolore privato alla musica come spazio protetto

Due anni e mezzo fa il pubblico aveva conosciuto Angelica durante X Factor, dove aveva colpito per la voce e per una storia personale segnata da una perdita enorme: la morte dei genitori in un incidente stradale quando aveva 19 anni. Da allora, la musica è diventata uno spazio di rielaborazione, ma anche di protezione. 

Il concetto di “tana” attraversa tutto il progetto discografico e coincide con l’idea di casa e affetti. In un’intervista a Il Messaggero racconta che per lei: “Casa mia e le persone che amo. Come i miei cinque fratelli, che da casa faranno il tifo per me al Festival. Oltre a tre gemelli, ho anche un fratello più grande, di 27 anni, e uno più piccolo, di 21. Abbiamo condiviso il più grande dolore della nostra vita. Parlare con loro è come parlare con me stessa”.

 

Roma, Milano e la scelta di restare

Angelica è cresciuta tra i Castelli Romani, Grottaferrata e Sutri, prima di tornare stabilmente a Roma, dove oggi vive nel Quartiere Trieste. La lavorazione dell’album, però, è avvenuta soprattutto a Milano, nello studio del produttore Federico Nardelli, insieme a Matteo Alieno. Nonostante il peso dell’industria musicale milanese, la cantautrice ha scelto di non trasferirsi definitivamente. “Ci ho provato in passato. Tutto sommato è stato divertente. Ma ora come ora sto bene nella mia Roma”.

 

Sanremo tra aspettative e consapevolezza

Indicata da alcuni come possibile favorita nella categoria giovani, Angelica affronta il Festival senza farsi condizionare dai pronostici. “Non ci penso: nun vedo l’ora de andà a cantà”. In Mattone emerge il tema della salute mentale, affrontato senza compiacimenti. Una frase centrale del brano parla di “stare male in modo normale”, un’espressione che per lei ha un significato preciso: “Imparare a convivere con un dolore grandissimo come quello legato alla perdita di entrambi in genitori. Era un dolore più grande di me”.

La musica, spiega, non è stata un rifugio dalla realtà ma uno strumento per tornare ad abitarla, senza negare il passato: “Stavo diventando passiva alla vita senza rendermene conto: mi stavo lasciando trascinare dal dolore. La musica è stata la migliore terapia. Ma in questo disco non c’è sofferenza, solo tanta autoironia”.

 

(Credits: Instagram @angelicaboveofficial)

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