La corsa verso lo Spazio profondo si tinge ufficialmente del tricolore italiano, segnando un primato assoluto per l’Europa intera. Con un annuncio ufficiale che ha catturato l’attenzione dei media globali, la NASA ha infatti svelato la composizione del quartetto di astronauti che comporrà l’equipaggio di Artemis III, la cui partenza è programmata per il 2027.
Tra i nomi selezionati spicca quello del colonnello dell’ESA Luca Parmitano, a cui è stato affidato il delicatissimo ruolo di pilota della navetta Orion. Si tratta della prima volta in cui un astronauta europeo viene integrato stabilmente in una missione operativa del programma lunare americano, un riconoscimento straordinario per la carriera dell’astronauta siciliano che vanta già 366 giorni complessivi di permanenza in orbita terrestre.
Il cambio di rotta della NASA e il rinvio dell’allunaggio
Nonostante l’entusiasmo per le nomine, l’agenzia spaziale statunitense ha contestualmente ufficializzato una profonda riorganizzazione del piano di volo che ha parzialmente deluso le aspettative più immediate. La missione Artemis III non effettuerà più lo storico sbarco umano sulla superficie lunare nei pressi del Polo Sud.
Questo obiettivo cruciale è stato posticipato al 2028 e abbinato alla successiva spedizione Artemis IV. Il volo del 2027 rimarrà confinato all’orbita terrestre bassa, configurandosi come un severo e imprescindibile banco di prova tecnologico. L’amministratore della NASA, Jared Isaacman, ha spiegato che la missione servirà a validare le manovre di avvicinamento e attracco prima di spingere l’umanità oltre i confini terrestri.
Astronauti in orbita: la folle coreografia spaziale di due settimane
Il team di astronauti, guidato dal comandante statunitense Randy Bresnik e completato dagli specialisti di missione Frank Rubio e Andre Douglas – con Bob Hines designato come riserva -, sarà protagonista di un’articolata coreografia orbitale della durata di circa due settimane. Una volta nello spazio, la capsula Orion dovrà effettuare un primo doppio aggancio in orbita LEO con il prototipo del lander Blue Moon.
Successivamente, la navetta si sgancerà per connettersi con la Starship di SpaceX. Questa complessa sequenza permetterà di verificare le interfacce e i software dei vettori commerciali privati, riducendo drasticamente i margini di rischio in vista delle future discese sul suolo lunare.
Addestramento e motori pronti
Mentre l’equipaggio intensifica le sessioni di addestramento sulla scia dei test di recupero in mare eseguiti al largo della California, la macchina industriale lavora a pieno ritmo per preparare l’hardware. Entro la stagione estiva, i tecnici statunitensi integreranno l’abitacolo di Orion con il Modulo di Servizio Europeo, una componente fondamentale la cui struttura portante è stata realizzata proprio negli stabilimenti industriali in Italia e assemblata in Germania. Parallelamente, presso il Kennedy Space Center, si procederà all’assemblaggio dei booster del mastodontico razzo SLS e al montaggio dei motori RS-25, gettando le fondamenta ingegneristiche di quella che è già stata ribattezzata come la prima Flotta Stellare della Terra.
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