Chiello ha appena fatto uscire il suo nuovo disco, Mela Marcia. Un disco non facile, in cui il cantautore appena 24enne racconta di eccessi, dipendenze, malessere e poca speranza verso il futuro. In una recente intervista, in cui ha raccontato il contenuto del nuovo disco, ha infatti dichiarato: “Canto i miei tormenti e lotto per risalire la china”.
Tredici brani, che si muovono tra un sound tipico del grunge anni ’90 e del rap di oggi e con contenuti che, l’abbiamo detto, parlano di tormenti interiori e di difficoltà di vivere. Il tutto a partire dagli idoli e dai maestri di Chiello che, per sua stessa ammissione, sono tutti morti. “D’altra parte, tutti i miei idoli sono morti. Da XXXTentación e Lil Peep, rapper scomparsi a poco più di vent’anni, a Kurt Cobain. Disadattati, come me”, ha raccontato Chiello nel corso di una lunga intervista.
L’artista, di origini lucane, pone le sue basi musicali all’interno del gruppo trap FSK ed è lì che iniziano le sue riflessioni sulla vita che fino a quel momento è stato costretto a vivere. Una realtà che non riconosce più come sua: “Tutto quel cercare di apparire invulnerabili mi dava la nausea – ha detto Chiello – Anche per colpa nostra i ragazzi aspiravano a modelli inarrivabili. E invece bisogna imparare ad accettarsi, è inutile fingere”.
Per questo motivo, dopo una svolta rock’n’roll, nel 2021 si trasferisce a Milano, dove tuttavia si perde, come racconta nel brano “Milano dannata” del disco “Mela Marcia” e di cui ha detto: “Non ricordo neanche quando l’ho scritta, l’ispirazione non posso controllarla: le canzoni viaggiano nell’aria, bisogna acchiapparle. È un processo doloroso, ma mi fa stare meglio”.
Remore? Pare nessuna, almeno non su sé stesso. Quello che infatti Chiello ammette è di avere qualche timore per le persone che gli vogliono bene, la sua famiglia in primis, che nell’ascoltare le sue storie fatte di eccessi, dipendenze e notti insonni potrebbero provare dolore: “So che per i miei familiari può essere difficile sentire certe cose. In questo sono abbastanza egoista: metto l’arte davanti a tutto”.
