Ci sono giorni in cui parlare sembra troppo. Allora parte un film, ci si infila sotto una coperta e per un paio d’ore lasciamo che siano altri a dare un nome a emozioni che noi non riusciamo ancora a mettere in ordine. Da questa intuizione nasce la cinematerapia, cioè l’uso guidato di film e scene come supporto in alcuni percorsi psicologici.
Cinematerapia: quando una storia aiuta a guardarsi da fuori
Il principio è semplice: vedere un personaggio affrontare una perdita, una paura o un conflitto può creare quella distanza che, quando siamo troppo coinvolti, facciamo fatica a trovare da soli. Il film diventa così uno spunto per riconoscere emozioni, comportamenti e situazioni personali.
Una revisione del 2010 pubblicata su Archives of Clinical Psychiatry descriveva la cinematerapia come possibile intervento complementare alla psicoterapia, ma sottolineava che le prove disponibili erano ancora limitate. Una successiva scoping review su 38 studi tra cinematerapia e video therapy ha trovato molti risultati positivi, ma anche la necessità di metodi più standardizzati.
Tradotto: un film non sostituisce la terapia, ma può diventare materiale utile dentro un percorso professionale.
Quando il cinema entra anche negli ospedali
In Italia MediCinema porta il cinema in strutture come il Policlinico Gemelli di Roma e il Niguarda di Milano. Nel 2022 uno studio pilota condotto al Gemelli su 30 donne con tumori ginecologici ha associato un percorso che univa film e psicoterapia di gruppo a miglioramenti in diverse misure psicologiche.
È un risultato interessante, ma va letto per quello che è: un primo segnale, non una prova definitiva valida per tutti. Forse il punto più interessante è proprio questo: il cinema non “cura” una giornata storta o un momento difficile. Ma a volte può offrirci una storia abbastanza lontana da noi da farci vedere meglio la nostra.
(Immagini generate con IA)
