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Come mangiare la mozzarella di bufala secondo il galateo partenopeo

Dal gesto popolare “a pitoffio” al rito solitario della Signora Gentile

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Gusto, gestualità e cultura partenopea si fondono nel vademecum diffuso dal Consorzio di Tutela Mozzarella di Bufala Campana DOP. Per valorizzare l’esplosione di latticello e la consistenza del prodotto, l’ente ha codificato cinque modalità ideali di fruizione. La prima è detta “a pitoffio”, una posizione con il busto piegato in avanti e le gambe divaricate – del tutto simile a quella assunta per bere acqua e limone dall’acquafrescaro – pensata per addentare l’alimento senza rischiare di macchiare gli abiti con il siero. 

Di segno opposto è la postura della “Signora Gentile”, omaggio al celebre personaggio della pellicola È stata la mano di Dio diretta da Paolo Sorrentino nel 2021. Questo approccio prevede di isolarsi all’aperto, seduti su una sedia, per assaporare in piena tranquillità una forma da 500 grammi adagiata su un piatto.

 

La teatralità di Pulcinella e la prova di freschezza di Totò

La guida attinge a piene mani dall’immaginario teatrale e cinematografico napoletano. La modalità “assai” riprende le movenze tipiche di Pulcinella: la persona rimane in piedi, solleva il braccio premendo il reticolo della mozzarella per farne uscire il latte, e poi riavvicina la mano alla bocca per un consumo immediato e travolgente. Un altro pilastro è la celebre scena della commedia Miseria e Nobiltà, in cui il personaggio di Pasquale istruisce Felice Sciosciammocca, interpretato da Totò, ricordando che la fuoriuscita di siero al tatto è la prima garanzia di qualità. In questa postura, il latticino viene tenuto saldamente tra pollice e indice e premuto leggermente: la presenza del liquido conferma la freschezza del prodotto prima del morso.

 

La degustazione “alla bon ton” e il taglio perfetto del latticino

Per chi preferisce un’esperienza formale e misurata, la tecnica “alla bon ton” trasforma la degustazione in un vero e proprio rito da tavola. La mozzarella viene collocata al centro del piatto e tagliata a fette composte, replicando la geometria di una torta. Un dettaglio fondamentale riguarda l’utensile impiegato: occorre utilizzare esclusivamente un coltello a lama liscia privo di seghettatura. Questo accorgimento evita di lacerare la trama della mozzarella, preservando intatta la struttura della pasta filata e garantendo il bilanciamento ideale tra la consistenza solida e la componente liquida.

 

 

 

(Immagini generate con IA)

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