Chiudere la porta. Fare due passi. Fermarsi di colpo. La sensazione è sempre la stessa. Manca qualcosa…
Uscire di casa e accorgersi di aver dimenticato un oggetto è un piccolo trauma quotidiano. Succede al mattino, quando siamo in ritardo. O la sera, quando vorremmo solo arrivare a destinazione. Eppure, anche se sembra un dettaglio banale, quella dimenticanza è capace di cambiare l’umore e rallentare la giornata.
Ma quanto ci condiziona davvero?
Un’indagine di OnePoll ha analizzato le abitudini di 2.000 adulti negli Stati Uniti, rivelando che torniamo sui nostri passi circa 4 volte al mese.
Cosa ci spinge a tornare indietro?
Non tutto ha lo stesso valore. Secondo la ricerca, esiste una vera e propria gerarchia degli oggetti indispensabili che ci costringono a tornare a recuperarli:
- Smartphone: il re indiscusso (31%)
- Chiavi di casa o dell’auto: al secondo posto (27%)
- Portafoglio e documenti: in terza posizione (23%)
- Accessori vari: occhiali, cuffie e borraccia, che si fermano al 18%.
Quanto ci influenza la distanza?
È interessante notare come la pigrizia o la fretta influenzino le nostre scelte. Il sondaggio evidenzia che solo il 19% degli intervistati torna indietro se ha già raggiunto la strada successiva.
C’è poi una fetta, ben il 14%, che dichiara che non tornerebbe mai sui propri passi, a prescindere dall’oggetto dimenticato.
In definitiva, telefono e chiavi restano i pilastri della nostra routine: gli unici capaci di farci perdere tempo pur di riaverli con noi.
