Ancora una volta, una sofisticata trama musicale scolpita con una band di una quindicina di musicisti nata per l’occasione si intreccia alle liriche di un Silvestri sempre più sagace e, bontà sua, consapevole, un Silvestri che non ha paura di esporsi fotografando, con ironia e schiettezza, le cattive abitudini della scena politica italiana. “Acrobati” è dedicato al “maestro” di Daniele Silvestri, il compianto Lucio Dalla, come ha detto lui stesso, “una fonte inesauribile di stimolo.. e libertà espressiva”.
Un album pieno di idee, ha detto Ross. “Sì sono convinto che ce ne sono tante”, ha spiegato Daniele, “avevo anche il dubbio che ce ne fossero troppe perché è un disco bello pienotto. So che adesso è un po’ anacronistico fare un disco che impone un ascolto di un’ora e un quarto. Ho lavorato a un numero spropositato di canzoni frutto di un momento fortunatissimo, dal mio punto di vista. Un momento esplosivo che non pensavo che mi potesse ricapitare”.
Perché il titolo “Acrobati”?. “Gli acrobati siamo noi”, ha detto Silvestri, , ma ci sono tanti motivi (per i quali ho scelto quel titolo, ndr). Uno è che quella canzone contiene in sé l’essenza del disco, è un po’ il manifesto poetico di questo disco, e tra l’astro si ispira un po’ alle parole di un personaggio che molti conoscono e che si chiama Philippe Petit (il leggendario funambolo, mimo e giocoliere francese che ha ispirato il film “The Walk”), parole in cui descrive la sua necessità artistica. Il disubbidire alla creatività secondo lui è un crimine”.
