di Andrea Benatti
La Grande Barriera Corallina, che si estende per oltre 2300 chilometri lungo la costa nordorientale dell’Australia, sta finalmente ricominciando a guadagnare coralli vivi: secondo le ultimissime rilevazioni dell’Australian Institute of Marine Science (AIMS), la copertura corallina nelle regioni centrali e settentrionali della barriera sta progressivamente aumentando.
Composta da circa 3000 singole barriere e riconosciuta dal 1981 come Patrimonio dell’umanità da parte dell’UNESCO, ospita una straordinaria varietà di specie marine; negli ultimi decenni, complice il riscaldamento degli oceani, la barriera ha subito stress sempre più impattanti che ne hanno causato il progressivo degrado, sfociando nel fenomeno dello sbiancamento dei coralli.
Un corallo che ha subìto tale processo non è automaticamente perso: le alghe che gli conferiscono il caratteristico colore possono tornare e rimetterlo in sesto, a patto però che le temperature marine rientrino nei range di tolleranza per la sopravvivenza dell’animale. Negli ultimi anni questo fenomeno sta accadendo, purtroppo, con una pericolosa e insolita frequenza: secondo l’AIMS la Grande Barriera Corallina ha attraversato ben sei eventi di sbiancamento di massa nel decennio 2016 – 2025.
Nonostante le temperature marine sopra la media nell’estate australe, la Grande Barriera mostra timidi segnali di ripresa grazie all’arrivo tempestivo di un monsone che ha rinfrescato le acque, limitando lo sbiancamento. Secondo i dati dell’AIMS, la copertura dei coralli è salita dal 30% del 2025 al 35,1% nel nord (Cape York-Cooktown) e dal 28,6% al 31,6% nel centro (Cooktown-Proserpine), rimanendo sostanzialmente stabile a sud tra Proserpine e Gladstone (dal 26,9% al 26,4%).
I ricercatori avvertono tuttavia che l’ecosistema non è ancora al sicuro: il recupero è trainato dal genere Acropora, coralli a crescita rapida ma estremamente vulnerabili allo stress termico e all’attacco delle stelle marine “corona di spine”.
Fonte: lindipendente.online
