Quando decidi di cancellare un tatuaggio, l’inchiostro non scompare magicamente nel nulla. Parlare di “rimozione” è quasi un errore: in realtà, il laser agisce come un demolitore che trasforma il disegno in rifiuti che il corpo deve poi imparare a gestire.
Come funziona davvero la rimozione del tatuaggio
Il processo inizia con un calore estremo. Durante le sedute, il laser colpisce la pelle raggiungendo i 350 °C. Come riportato dal Journal of Cutaneous and Aesthetic Surgery, l’energia assorbita dal pigmento rompe i suoi legami chimici, riducendolo in minuscoli frammenti.
Questa “frantumazione” genera un’infiammazione che mette in allerta l’organismo. Il corpo riconosce quei frammenti come intrusi e invia i macrofagi, speciali globuli bianchi, pronti a “mangiare” e rimuovere i frammenti di inchiostro.
Sudore, urina e feci: la via d’uscita
Ma una volta che l’inchiostro è stato “rimosso”, dove va a finire? Semplicemente, passa attraverso il sistema linfatico.
Il dottor Hooman Khorasani, chirurgo estetico, ha spiegato a BuzzFeed News la dinamica esatta: “In pratica, il modo in cui il corpo elimina l’inchiostro dipende dal suo colore. In sostanza, l’inchiostro verrà metabolizzato dalle ghiandole sudoripare, dai reni o dal fegato, il che significa che letteralmente suderai, espellerai le particelle di inchiostro del tuo tatuaggio con la pipì o la cacca”.
Perché alcuni tatuaggi sono più difficili da eliminare?
Tutto dipende dalla chimica e dalla posizione:
- Il colore: il nero è il più semplice da trattare, mentre tonalità come il giallo sono molto più ostinate
- La posizione: le zone con più circolazione sanguigna guariscono prima, a differenza di mani o piedi.
(Credits: Getty Images)
