«Cosa hai sognato questa notte?»
«Nulla.»
«Impossibile, tutti sognano!»
Quante volte avete sentito ripetere questo dialogo?
Già, perché tutti sogniamo, ogni notte, ma spesso al risveglio abbiamo scordato tutto.
O meglio, alcune persone ricordano i sogni meglio di altre. Ma questo è normale: la cosiddetta “rammemorazione onirica” – ovvero la capacità di ricordare i sogni – è una delle grandi differenze tra gli individui.
In media, ogni persona ricorda distintamente 2 sogni a settimana, ma alcuni ne ricordano addirittura 6 fatti nella stessa notte, mentre altri neppure uno.
Come mai? Le persone che non ricordano nulla al risveglio sono forse quelle che hanno un sonno agitato o dormono male?
Pascal Neveu, psicanalista e psicoterapeuta, spiega così questo fenomeno: «Il fatto di ricordare o meno i sogni non ha niente a che fare con la qualità del sonno. Non possiamo dire che chi sogna molto dorma male o soffra di disturbi».
Perrine Ruby, ricercatrice di dinamica cerebrale e cognizione del Centro per le neuroscienze di Lione, aggiunge che: «Abbiamo scoperto che le persone che ricordano spesso i loro sogni hanno complessivamente un tempo di veglia durante il sonno più lungo rispetto agli altri. In media, i grandi sognatori hanno dei risvegli della durata di circa due minuti, che non necessariamente, però, corrispondono a una cattiva qualità del sonno».
In pratica, se ricordate bene i vostri sogni, probabilmente è perché vi siete svegliati più volte durante la notte, anche se non ve ne siete resi conto.
Ma in quale momento si ha la probabilità maggiore di ricordare i sogni fatti?
Come scoperto dal Alfred Maury nell’Ottocento, i sogni si “creano” durante la fase del sonno paradossale e svegliarsi in questo momento aumenta la possibilità di ricordarli.
