Emis Killa si racconta. Il suo ultimo album, “Terza Stagione”, ha già fatto discutere soprattutto per il brano “3 Messaggi in Segreteria” in cui affronta in maniera diretta e quasi brutale il tema del femminicidio.
Ma il suo intero lavoro è costituito da testi forti, di certo non musica per bambini: “E’ vero che in Italia alcuni rapper vengono visti come delle boyband – ha raccontato in un’intervista a La Stampa – ma non capisco come i bambini possano ascoltare certe canzoni. Le mamme mi dicono che le figlie di 8 anni mi adorano, allora mi chiedo: cosa ci trova una bambina in uno pieno di tatuaggi che dice un sacco di parolacce? Cosa imparerà sua figlia ascoltando un mio pezzo? I genitori di oggi non sono più quelli di una volta. E credo che con i modi giusti non ci sia nulla di male in uno schiaffo correttivo. La vecchia maniera aveva i suoi motivi ed è un peccato che stia sparendo”.
E proprio di “schiaffo correttivo”, Emis Killa parla del suo brano “3 Messaggi in Segreteria“: “L’ho fatto per sensibilizzare chi mi ascolta sul tema del femminicidio. Lo schiaffo correttivo è questo, sbattere in faccia in modo pesante una cosa brutta”.
