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Una fan ossessionata crea con l’IA una falsa vita con Joe Keery

Una relazione che esiste solo online, ma che è diventata virale

26 Gennaio 2026

Centinaia di immagini, una quotidianità dettagliata e una storia d’amore raccontata come fosse reale. È così che nasce il caso Kaylee Keery, un account social che ha costruito una presunta relazione con Joe Keery, attore di Stranger Things e musicista conosciuto come Djo. Foto di coppia, momenti domestici, viaggi e persino la nascita di un figlio: tutto creato con l’intelligenza artificiale, tutto dichiaratamente falso, ma sufficientemente realistico da attirare migliaia di follower.

 

Dalla fan culture ai deepfake affettivi

Il fenomeno non nasce dal nulla. La fan culture ha sempre giocato con la fantasia, trasformando l’ammirazione in narrazione personale. Un tempo erano collage ingenui e immaginazione privata, oggi sono immagini iperrealistiche che simulano un’intimità credibile. La differenza non è solo tecnica: le immagini generate dall’IA non suggeriscono più “come sarebbe potuto essere”, ma mostrano “come sembra essere”. È questo slittamento a rendere il caso Kaylee qualcosa di diverso da un semplice gioco creativo.

@kayharringtoneditsai #CapCut #fypシ゚viral #stangerthings5 #steveharrington #aigenerated ♬ original sound – Leah

 

Il successo social di una vita artificiale

L’account ha superato rapidamente le decine di migliaia di follower, dimostrando quanto queste narrazioni alternative siano capaci di catturare attenzione. Video e foto raccontano una relazione coerente, con una continuità emotiva che imita quella reale. Ogni contenuto è pensato per sembrare spontaneo, quotidiano, vissuto. Anche se l’autrice specifica che si tratta di materiale generato con l’IA, l’effetto resta ambiguo: la finzione dichiarata non annulla l’impatto emotivo delle immagini.

@kayharringtoneditsai #CapCut #fypシ゚viral #stangerthings5 #steveharrington #aigenerated ♬ original sound – Kaylee🖤🥀

Consenso e identità nell’era dell’IA

Il punto critico non è solo l’uso della tecnologia, ma il tema del consenso. Joe Keery non ha mai autorizzato l’utilizzo della propria immagine in questo contesto narrativo. Anche senza contenuti espliciti, la costruzione di una vita privata alternativa solleva interrogativi su identità digitale, diritti e confini. La linea che separa la creatività personale dalla violazione simbolica diventa sempre più sottile quando l’IA permette di replicare volti, gesti e intimità.

 

Una normalizzazione che fa riflettere

Il caso Kaylee si inserisce in un panorama più ampio, dove i deepfake sono sempre più diffusi e spesso minimizzati. Se queste simulazioni romantiche vengono percepite come innocue, il rischio è quello di abbassare la soglia di attenzione verso usi più problematici della tecnologia. L’IA non crea ossessioni, ma può amplificarle, rendendole socialmente visibili e condivisibili. Ed è proprio questa esposizione collettiva a imporre una riflessione su cosa siamo disposti a considerare accettabile nel racconto digitale delle vite altrui.

 

(Credits: TikTok @kayharringtoneditsai)