Tramonto perfetto, mare davanti e smartphone già pronto. La domanda però è meno banale di quanto sembri: fare foto in vacanza ci aiuta a vivere meglio il momento o ce lo fa perdere? La risposta della ricerca non è un sì o un no. Dipende soprattutto da come scattiamo e da cosa vogliamo farne dopo.
Uno studio del 2016 pubblicato sul Journal of Personality and Social Psychology ha mostrato, attraverso più esperimenti, che fotografare può aumentare il coinvolgimento nelle esperienze positive. Il motivo è semplice: cercare un dettaglio, un’inquadratura o il punto giusto può spingerci a prestare più attenzione a ciò che abbiamo davanti. Quindi no, tirare fuori il telefono non significa automaticamente rovinarsi la vacanza.
Il problema arriva quando pensiamo già ai social
Il quadro cambia quando la foto nasce con l’idea di essere pubblicata. Una ricerca del Journal of Consumer Research ha osservato che fotografare con l’intenzione di condividere può ridurre il piacere dell’esperienza rispetto allo scattare per sé.
Entra in gioco la self-presentation: mentre guardiamo il panorama, iniziamo anche a pensare a come apparirà agli altri. Tradotto: meno “wow”, più “questa Stories farà abbastanza effetto?”.
E la memoria? Fotografare può avere un effetto curioso
Nel 2018, gli psicologi Julia Soares e Benjamin Storm hanno studiato il cosiddetto photo-taking impairment effect. In alcune condizioni sperimentali, gli oggetti fotografati venivano ricordati meno bene di quelli soltanto osservati.
Attenzione però: non significa che ogni foto ci faccia dimenticare qualcosa. Gli effetti cambiano in base al contesto e all’attenzione che dedichiamo allo scatto.
La domanda utile, allora, potrebbe essere questa: farei questa foto anche se sapessi che nessuno la vedrà? Se la risposta è sì, probabilmente state conservando un ricordo. Se è no, forse il feed ha già preso il posto del panorama.
(Immagini generate con IA)
