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Nico Valsesia a 105 Mi Casa: le foto

Ospite di Max Brigante, il super-atleta ha parlato a Max Brigante delle sue imprese sportive oggetto di un ciclo di documentari.

Nico Valsesia, ultra-runner italiano diventato negli ultimi anni un fenomeno per le sue performance sportive estreme (a piedi e in bicicletta), è stato ospite di 105 Mi Casa. Patagonia, Bolivia, Tibet, India, deserti, giungle, montagne, oceani, Valsesia non conosce fatica (il suo recente libro, non a caso, si intitola "La fatica non esiste"). Originario di Borgomanero (Novara) lavora nel settore delle biciclette, anche se sulla carta d'identità, alla voce professione, c'è scritto maestro di sci. "Io mi definirei uno che ama la natura, la montagna, la bici e lo sci alpinismo", riassume l'atleta. 

In diretta con Max Brigante ha parlato delle sue tante imprese (anche se lui preferisce chiamarle "avventure"), alcune delle quali verranno mostrate nella serie di documentari "Le 5 imprese di Nico Valsesia" (in onda su Bike Channel): Bolivia, Monte Bianco, Stati Uniti, Ande Argentine e Kilimangiaro. Quest'ultima puntata, intitolata "From Zero to Kili", ha visto l'ultra runner percorrere 400 chilometri in bici per arrivare ai piedi del Kilimangiaro (5895 m.), la vetta più alta dell'Africa, per poi completare a piedi l'ascesa fino alla cima del gigante montagna.

Valsesia racconta com'è nata la sua passione: "Da ragazzino avevo questa voglia innata di andare sempre oltre. Quando ero piccolissimo stavo via ore e ore con il mio cane finché non veniva buio. I miei genitori, che non hanno mai fatto sport, lavoravano, e venivano a prendermi. Questa cosa non me la imponevo, veniva così. Di conseguenza tutte le cose più faticose e lunghe venivano più facilmente".

L'evento più duro? "Sicuramente la Race Across America, che ho fatto 5 volte in bici. Si tratta dell'attraversata degli Stati Uniti da est ad ovest. Sono 5mila chilometri con 50mila metri di dislivello positivo". Il miglior tempo in cui ha chiuso questa distanza? "Il mio miglior tempo sul percorso più lungo e con più dislivello è 9 giorni e 12 ore". Il riposo diventa quasi superfluo in queste situazioni: "La mia tecnica è quella di dormire a metà pomeriggio, nelle ore più calde, un'oretta - un'oretta e un quarto. A volte avevo dei crolli in bici e dovevo fare dei micro-sonni da 8 minuti con cui mi resettavo un po'".

Nonostante non ami dare consigli agli altri runner, Valsesia dà una dritta a Max Brigante e agli altri amanti della corsa per superare la fatica: "Se cambi zona e corri fuori Milano ti diverti di più. Non devi guardare l'orologio e il GPS, non devi guardare niente. Devi solo alzare la testa e guardarti attorno. Non dimenticatevi che vi piace quello che state facendo. Tutti hanno l'attimo in cui si chiedono 'ma chi me lo fa fare?'. Puoi pensarci ma deve passare velocemente e bisogna alzare la testa. I maratoneti sono fissati con il tempo. Io lascerei il tempo ai keniani che devono fare il record del monde. Gli altri, quelli dalle 2 ore e 50 in su, dovrebbero affidarsi più all'istinto. E se volete fare una maratona, scegliete un bel posto". 

Prossima avventure in programma? Un paio di gare in bici facili facili: l'Italy Divide (900 km da Roma al Lago di Garda!) e l'Inca Divide in Perù (1800 km!). 

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