L’idealizzazione del passato è un fenomeno comune in ogni generazione; Woody Allen ha diretto una delle sue pellicole più belle, Midnight in Paris, basandosi proprio sulla sensazione diffusa e universale di essere nati nell’epoca sbagliata. Alla fine del film, il protagonista, interpretato da Owen Wilson, realizza che anche le epoche dorate hanno dei nei. Ed è vero: non esiste un periodo storico semplice o migliore di altri.
La Gen Z sente di essere nata nell’epoca sbagliata
È altrettanto vero che i cambiamenti dettati dall’avvento della tecnologia hanno creato un clima di incertezza diffuso e particolarmente sentito dai più giovani. Secondo un sondaggio pubblicato da NBC News, la Gen Z preferirebbe vivere nel passato piuttosto che affrontare il futuro che l’aspetta. Lo studio, che ha coinvolto dei ragazzi di età compresa tra i 18 e i 29 anni, evidenza che solo il 38% di loro rimarrebbe nel presente, mentre il 47%, se potesse, sceglierebbe il passato. Il dato principale che emerge è che il 62% crede che la propria vita sarà peggiore di quella delle generazioni precedenti.
I giovani preferiscono vinili e rapporti diretti
In questo scenario non va sottovalutato il ruolo giocato dalla tecnologia: la Gen Z è la prima generazione a crescere con internet e i social. Da un lato, essi hanno contribuito a fortificare le connessioni, ma dall’altro hanno aumentato un senso di isolamento e stress che coinvolge molti ragazzi.
Gli ultimi trend testimoniano il desiderio di far ritorno a un passato dove i rapporti interpersonali erano più spontanei e diretti. Basti pensare ai vinili, alle cassette, alle macchine fotografiche, ma anche semplicemente al vestiario; tutto ciò che è retrò piace.
