di Andrea Benatti
Mentre a scuola l’educazione all’affettività passa principalmente attraverso il nulla osta della famiglia, i ragazzi hanno già trovato un maestro per imparare: lo schermo dello smartphone.
È il quadro che emerge dall’ultima indagine condotta da Ipsos Doxa per Medici del Mondo su un campione di un migliaio di giovani italiani tra i 16 e i 25 anni.
Un vero e proprio cortocircuito formativo che lascia i giovani di oggi nativi digitali in balia della rete.
Un giovane su tre impara sul web
I numeri parlano chiaro e non lasciano tanto spazio a interpretazioni: il 31% dei ragazzi dichiara di aver scoperto la sessualità esclusivamente attraverso la pornografia online.
Oltretutto, quando sorgono dubbi su salute riproduttiva o contraccezione, il 50% interroga Google e ben il 27% si affida persino ai sistemi di intelligenza artificiale.
Di contro, i canali istituzionali e medici restano piuttosto marginali: solo il 18% trova il coraggio o l’occasione di parlarne con un medico, e appena il 14% si rivolge a un consultorio.
La cosa interessante è che i giovani non sono affatto incoscienti o ciechi di fronte a questo fenomeno: la maggioranza di loro ha ben chiari i rischi del “metodo web”:
-
Il 64% ammette che i video per adulti creano aspettative del tutto distorte e irrealistiche sulle performance fisiche.
-
Il 59% denuncia la diffusione di modelli culturali tossici, fondati sulla violenza e sulla discriminazione di genere.
Eppure internet resta l’unico rifugio a portata di mano.
La realtà dei fatti: primi rapporti precoci e scarsa prevenzione
L’indagine scatta una fotografia fedele anche delle abitudini intime delle nuove generazioni: oltre sei intervistati su dieci (il 64% del campione totale) hanno già avuto rapporti sessuali, e la maggior parte lo ha fatto prima di compiere la maggiore età.
Tuttavia, il divario informativo resta ampio: il 55% dei ragazzi lamenta di non avere una conoscenza adeguata dei propri diritti riproduttivi.
Sebbene il preservativo sia noto quasi a tutti (96%), i dati sul suo utilizzo reale fanno riflettere: solo il 36% ammette di usarlo sempre, mentre il 21% lo usa raramente o addirittura mai.
Tra le motivazioni spuntano la convinzione di correre rischi bassi o il ricorso ad altri metodi, ma a pesare c’è anche un ostacolo materiale non indifferente: il 70% dei giovani denuncia il costo eccessivo dei contraccettivi, con il 73% che chiede a gran voce la gratuità dei dispositivi per le fasce più giovani.
La ricerca fotografa una scenario piuttosto allarmante: prima che l’educazione sentimentale dei giovani venga delegata per intero a un algoritmo, è bene fornire loro riposte concrete e intervenire non solo in famiglia, ma anche negli ambienti formativi come scuole e università.
Fonte: tgcom24
Immagine generata con AI
