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Gianluigi Nuzzi: “Essere prosciolto in nome di Papa Francesco è un segno importante per il giornalismo e per il Vaticano”

Prosciolto insieme a Emiliano Fittipaldi da una senza storica del tribunale Vaticano per il caso Vatileaks, l’illustre giornalista, saggista e conduttore Tv era in diretta con Max Brigante.

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Gianluigi Nuzzi a 105 Mi Casa. In diretta su Radio 105 abbiamo parlato del caso Vatileaks, complice la storica sentenza di assoluzione “per non aver commesso il fatto” emessa del tribunale Vaticano dopo il “moto proprio” di Papa Francesco sulla libertà di stampa.

Autore nel 2015 del libro-inchiesta bestseller “Via Crucis. Da registrazioni e documenti inediti la difficile lotta di Papa Francesco per cambiare la Chiesa” (Chiarelettere edizioni), “analisi giornalistica dei gravi problemi che affliggono la Chiesa” realizzata attraverso la divulgazione di documenti coperti dal segreto pontificio, il popolare giornalista, saggista e conduttore televisivo milanese ha commentato la sentenza con queste parole: “Oggi è giornata storica, non solo per i cronisti, ma per lo Stato Vaticano. La Corte ha espresso riconoscimento come abbiamo detto fin dall’inizio. È un momento importante, sono emozionato. Questa è la base della democrazia: la libertà di stampa. Questo segna con forza la svolta del Pontificato di Papa Francesco”.

Prosciolto in nome di Papa Francesco. “Essere un giornalista che va a processo in Vaticano per un libro è una cosa fuori dal mondo”, ha spiegato Gianluigi Nuzzi in diretta con Max Brigante, “Ho avuto dei momenti di tensione, di fatica, però essere assolto, anzi prosciolto, in nome di Papa Francesco, è un segno importante non solo per il giornalismo, ma anche per quel piccolo Stato. Andare a mettere quel libro a processo era un’azione oscurantista e infatti è finita così”.

Ci sono stati momenti di paura? “Per una sentenza ingiusta sicuramente, paura di andare in carcere no, perché non penso che avrebbero mai fatto questo errore. Però per una sentenza ingiusta e poi dover fare il ‘martire’ era un panno che non volevo indossare”.

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