Essere in coppia, ma tenere qualcuno “in panchina” nel caso la relazione finisca. È questo il cushioning, un comportamento del dating che consiste nel mantenere aperte alcune possibilità romantiche mentre si è già impegnati con un partner. Il termine richiama proprio un cuscino: l’idea è quella di avere qualcosa che possa “attutire la caduta” in caso di rottura.
Cushioning: cosa significa nelle relazioni?
Secondo VICE, che ha interpellato la dating coach April Davis, chi fa cushioning può mantenere rapporti ambigui con ex, amici o nuove conoscenze considerate potenziali alternative. Può trattarsi di flirt, messaggi frequenti o contatti mai realmente chiusi.
A fare la differenza non è quindi il semplice fatto di parlare con altre persone, ma soprattutto l’intenzione di tenerle come piano B e la segretezza nei confronti del partner.
Quali sono i segnali del cushioning?
Tra i comportamenti indicati dall’esperta ci sono chat nascoste o cancellate, contatti con un ex minimizzati e conversazioni flirtanti portate avanti con continuità.
Un singolo episodio, però, non basta per parlare di cushioning. Bisogna considerare il contesto e soprattutto i confini che ogni coppia ha stabilito.
Il cushioning può ricordare il micro-cheating, ma ha una caratteristica precisa: l’obiettivo è conservare una possibile alternativa romantica da utilizzare se la relazione attuale dovesse finire.
Perché alcune persone fanno cushioning?
Secondo Davis, alla base possono esserci insicurezza e paura di restare soli. Anche le app di dating possono alimentare la percezione che esista sempre qualcuno di “migliore” a pochi swipe di distanza.
Il paradosso è evidente: costruire una rete di sicurezza per proteggersi da una possibile rottura può rendere più difficile investire davvero nella relazione che si sta vivendo.
(Immagini generate con IA)
