di Andrea Benatti
L’attrazione gravitazionale di Sole e Luna non si limita a muovere le masse d’acqua degli oceani – come è ormai risaputo da tempo – ma deforma continuamente anche la massa rocciosa del pianeta.
Questo fenomeno applica leggere ma continue sollecitazioni alle faglie, le spaccature della crosta terrestre pronte a muoversi: lungo queste fratture si verificano i cosiddetti “terremoti lenti”, fenomeni in cui le placche scivolano accumulando ed erogando energia in tempi prolungati.
Non provocano danni né scosse percepibili dall’uomo, ma vengono registrati regolarmente dai sismografi, specialmente nelle zone di subduzione come quelle del Giappone sud-occidentale o della Cascadia in Nord America. Fino ad oggi la comunità scientifica si chiedeva come una sollecitazione così debole come la marea terrestre potesse influenzare masse rocciose enormi.
Per svelare l’enigma, un team guidato da Yishuo Zhou dell’Università PSL di Parigi ha sviluppato una simulazione digitale, pubblicata sul Journal of Geophysical Research: Solid Earth.
Per capire come funziona questo fenomeno, gli scienziati hanno creato una sorta di “faglia virtuale” al computer. Hanno inserito le caratteristiche della roccia, come l’attrito, e l’hanno sottoposta a piccole spinte regolari, identiche a quelle esercitate dalla gravità di Sole e Luna.
Ciò che hanno scoperto è che tutto si gioca su un principio fisico molto semplice: la risonanza.
Ogni faglia ha un suo “ritmo” naturale con cui reagisce alle sollecitazioni, deciso proprio dal tipo di attrito della roccia. Il meccanismo funziona un po’ come un’altalena: per farla andare sempre più in alto non servono spintoni fortissimi resi a caso, ma piccole spinte leggere date con il tempo giusto.
Quando il ritmo regolare delle maree si incastra alla perfezione con il ritmo naturale della faglia, le due forze si sommano. In quel momento, anche una spinta impercettibile diventa capace di far scivolare la roccia e innescare il terremoto lento. E in certi casi particolari, questo stesso “effetto altalena” può persino dare la spinta decisiva a un sisma vero e proprio, più rapido e improvviso.
Fonte: Focus.it
Immagine generata con Ai
