In ogni famiglia c’è quello che riesce a far ridere tutti. E spesso, almeno nei racconti domestici, il titolo finisce al secondogenito. Ma la scienza racconta una storia meno semplice: essere il secondo figlio non significa automaticamente essere più divertenti.
Uno studio del 2021 pubblicato sul Journal of Applied Developmental Psychology ha osservato 65 bambini di circa quattro anni mentre giocavano separatamente con un fratello e con un amico, seguendone poi 46 tre anni dopo. Il risultato principale non riguarda però un vantaggio dei secondogeniti: l’umorismo mostrato con i fratelli era associato a quello espresso con gli amici, anche successivamente.
Secondogeniti più divertenti? Gli studi dicono altro
Una ricerca collegata, pubblicata su Social Development, ha analizzato l’umorismo di 72 bambini di cinque anni con fratelli più grandi o più piccoli. Non è emersa una differenza significativa nell’umorismo complessivo legata all’ordine di nascita. Anzi, in alcune categorie specifiche, come battute scherzose e azioni volutamente assurde, i primogeniti risultavano più attivi.
Questo non significa che il secondogenito di casa non possa essere quello con la battuta sempre pronta. Significa semplicemente che non possiamo attribuire questa caratteristica alla posizione occupata tra i fratelli.
Quanto conta l’ordine di nascita sulla personalità
Una ricerca pubblicata su PNAS ha analizzato oltre 20.000 persone tra Stati Uniti, Germania e Regno Unito senza trovare effetti duraturi dell’ordine di nascita su estroversione, amabilità, coscienziosità, stabilità emotiva o immaginazione.
La conclusione? Il “secondogenito comico” resta un ottimo stereotipo familiare, ma non è una regola scientifica. Per stabilire chi sia davvero il più divertente, toccherà ancora affidarsi alla giuria di casa.
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