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Il volume alto fa bere di più. Il risultato di una ricerca britannica

16 Dicembre 2011

Se il binomio del vizio più diffuso nelle ore diurne è il rito quotidiano della sigaretta dopo il caffè, per il popolo della notte il mix di prammatica è quello di musica e alcol. Ma si sa, il pericolo è dietro l’angolo, perché spesso, stando ai bollettini di cronaca nera della domenica mattina, questa consuetudine può rivelarsi fatale, specialmente se ci si mette, alterati, alla volante di un’autovettura. In una brillante ricerca appena pubblicata, il Dottor Lorenzo Stafford, professore dell’Università di Portsmouth, ha dimostrato che in luoghi dove il volume della musica è elevato la gente beve di più e più rapidamente. Non è un giudizio bigotto da nemico dei rave-party o delle discoteche, bensì uno studio apparso sul Food Quality and Presence Journal dell’Associazione Inglese di Ricerca sull’alcol, dove si pubblicano tesi di analisi e ricerca sulle patologie legate all’alcolismo. Lo studio è stato condotto su un 80 soggetti tra i 18 e i 28 anni ai quali sono stati somministrati quattro tipi di drink che andavano dal gusto amaro al dolce con sottili cambi di gradazione. L’esito dell’esperimento? I drink risultano più dolci quando il rumore è elevato. Più la musica è alta e più una persona non si rende conto di cosa stia bevendo, distratta evidentemente dagli eccessivi stimoli esterni. Ecco spiegato il mistero dei bar dei club e delle discoteche sempre intasati. Una novità assoluta, perché – teorie sulla stimolazione dei plesso solare a parte – fino a oggi si pensava che la musica fosse un accessorio, come una piacevole colonna sonora, allo sballo puro e semplice.