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Jannik Sinner: “A volte non sento la mia famiglia per settimane”

Spesso gli impegni del tennista e della famiglia sono inconciliabili

18 Febbraio 2026

Il volto del tennis mondiale, Jannik Sinner, numero due al mondo, rivela un lato più intimo della sua vita: il rapporto con la famiglia durante i tornei internazionali. A Doha, l’altoatesino ha parlato della distanza dai genitori e dal fratello, spiegando come la carriera di un atleta professionista imponga sacrifici anche sul fronte affettivo.

 

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Un rapporto comunque ottimo

I genitori, Hanspeter e Siglinde, non sono sulle tribune in Qatar e raramente appaiono alle sue partite, salvo appuntamenti eccezionali come gli Internazionali d’Italia. Nonostante la loro assenza, il tennista ha precisato che il legame con i genitori non richieda rassicurazioni continue: “Siamo in contatto. D’altronde non ho più 13 anni, non li chiamo tutti i giorni. Abbiamo un rapporto molto rilassato, sia con i miei genitori che con mio fratello”.

 

I contatti possono essere anche rari

Nonostante il desiderio di sentire la vicinanza dei propri cari durante le competizioni, Sinner comprende i limiti imposti dagli impegni di Hanspeter e Siglinde. “Ci sono settimane in cui parliamo e ci sentiamo ogni due giorni, ma ci sono anche periodi in cui non ci parliamo per settimane, e anche questo mi sembra normale”. Il tennista sa che la distanza non indebolisce il legame, ma che tutto ciò richiede equilibrio e comprensione reciproca.

 

Gli impegni dei genitori con i nonni

Oltre agli impegni sportivi dei genitori, Sinner considera anche le condizioni di salute dei nonni, che necessitano di assistenza costante. “Io ho il mio stile di vita e loro hanno il loro. Mi piacerebbe che i miei genitori potessero venirmi a trovare più spesso ai tornei, ma conosco anche la loro situazione, è quella che è, e la accetto. Mi rendo conto della situazione con il nonno e la nonna. Le cose stanno così. Lo accetto e credo che si fidino di me abbastanza da pensare: ‘È sufficientemente maturo per gestire tutto da solo’. E sì, questo è quanto.” Una dichiarazione che mette in luce la maturità emotiva di un atleta abituato a gestire pressione e responsabilità, non solo sul campo da tennis.

(Credits: Getty Images)