Non c’è pace per Michael Jackson. Che il dopo-Michael Jackson si sarebbe trasformato in un fuoco incrociato di battaglie legali lo si era capito subito, tuttavia fa sempre un certo effetto scoprire nuovi e inaspettati sviluppi di questa contesa epocale sull’eredità del re del pop e sulle responsabilità della sua scomparsa prematura. Proprio mentre il dottor Conrad Murray, sotto processo per l’omicidio involontario del divo nero, fa sapere che i suoi avvocati mirano all’assoluzione completa – in realtà non è ancora chiaro se l’accusa ritenga si tratti di un caso di omicidio preterintenzionale o colposo -, l’anziana Katherine Jackson ha messo a segno un duro attacco nei confronti del colosso AEG Live LLC, vale a dire il promotore del tour che avrebbe riportato la star di Thriller sulle scene.
La morte di Michael Jackson poteva essere evitata, di questo è convinta Katherine Jackson, che ha denunciato la società promotrice del This Is It tour in quanto colpevole, secondo lei, di non aver fornito l’assistenza sanitaria né i monitoraggi sullo stato di salute previsti dal contratto sottoscritto dal suo celebre figlio. La causa non fa riferimento solo alla tragica morte di Jacko, avvenuta il 25 giugno dello scorso anno, ma anche ad altri eventi che si sarebbero verificati in precedenza, tra i quali la decisione di assumere il famigerato Dr. Conrad Murray. Un portavoce del promoter ha negato fermamente ogni accusa, definendo infondate le parole della madre di Jackson, e specificando che Murray, che di re Michael era il medico personale, sarebbe stato pagato dalla AEG su specifica richiesta dell’artista. Quel che è certo è che la saga di Michael, legale e non, continuerà ancora per molto, molto tempo.
