Alla vigilia dell’uscita del suo nuovo album intitolato Dell’amore il fallimento e altri passi di danza, prevista per il 9 ottobre, Levante si racconta senza filtri a Vanity Fair, svelando le ferite più profonde della sua infanzia e il lungo cammino terapeutico affrontato per ritrovare se stessa. Al centro di tutto c’è la figura paterna, scomparsa quando lei aveva appena 9 anni, un lutto che l’ha costretta a crescere troppo in fretta e a diventare la madre di sua madre.
L’infanzia segnata dall’assenza del padre
Di quell’uomo, descritto come un giullare capace di passare improvvisamente dalla gioia al terrore, l’artista ha ereditato una grande rabbia e la consapevolezza di aver ricevuto durezza e assenza. “Aveva una simpatia fuori dal comune, ci faceva morire dal ridere. Ballerino, canterino, un giullare. Poi però arrivava il momento in cui una cosa piccola diventava una catastrofe, e dalla gioia ti portava al terrore”.
E ancora: “Quell’uomo che avevo santificato perché era morto aveva delle colpe. Non colpe scelte: erano ferite trasmesse di padre in figlio. E io ho ricevuto la sua durezza, e poi la sua assenza”. Quando se ne è andato, tutto è diventato difficile: “Succede che diventi la madre di tua madre. Se c’era un problema dicevo: tranquilla, me la vedo io. Ero arrabbiata con la vita. Ho ricevuto pietà e compassione, non mi è servito a niente, anzi mi ha fatto solo sentire sfortunata, vittima. E non è giusto sentirsi vittima, perché la vita ti accade. Non c’è un disegno, le persone vanno e vengono, si trasformano”.
Il lungo percorso di guarigione interiore
La cantautrice, oggi 39enne, ha intrapreso un viaggio interiore complesso avvalendosi dell’aiuto di uno psichiatra, di una terapeuta, di una life coach e persino di qualche sciamana, arrivando a fare i conti con i traumi del passato. Un percorso di consapevolezza che ha trovato una svolta anche grazie alle parole che le disse una specialista in passato: “Come può essere libera di amare se il suo più grande amore è morto? Lei tende a ucciderlo, l’amore”.
Da quel momento, l’artista ha capito i suoi meccanismi di autosabotaggio, trovando un nuovo equilibrio sentimentale accanto al compagno Pietro Palumbo, legato a lei dal 2019 e padre della piccola Alma, nata nel 2022. “Mi ha insegnato la calma, a misurare le parole, a essere meno irruente. E la libertà. Pensavo che l’amore fosse un contatto costante; con lui ho conosciuto quello adulto: devo sapere che stai bene, il resto me lo racconti poi”.
Nonostante la serenità ritrovata, l’arrivo della maternità ha spalancato le porte a un periodo estremamente buio. Subito dopo il parto, infatti, alla cantautrice sono state diagnosticate due depressioni: quella post-partum, fortunatamente superata, e quella infantile mai curata legata proprio alla perdita del padre.
La critica all’intelligenza artificiale e il legame viscerale con la scrittura
All’interno del disco trova spazio anche il singolo Abissale, che racchiude in sé l’essenza di questa profonda evoluzione emotiva. Nel ripercorrere il suo rapporto con la musica e con il Festival di Sanremo, a cui ha partecipato anche nel 2026 con il brano Sei tu, l’artista rivendica con forza il valore del lavoro autoriale solitario, scagliandosi apertamente contro l’utilizzo dell’intelligenza artificiale nel processo creativo: “Sono contraria a usarla per scrivere canzoni dal punto di vista creativo. A quel punto sei semplicemente un operatore AI, non sei uno scrittore né niente”.
Chiosando, Levante ha ribadito una visione intransigente della scrittura: “Io mi chiudo da sola in una stanza a scegliere le parole da quando avevo nove anni. L’architetto firma il progetto, non il muratore, che pure è bravissimo”.
(Credits: Instagram @levanteofficial)
