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Lily Allen fa scattare la censura su Spotify

Una mail promozionale con un brano della cantante mette nei guai il social network della musica. Sanzionata la pubblicità per il brano "Fuck You"

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La censura. Una barzelletta fuori posto, una parolaccia e, quando la tv era ancora un nuovo elettrodomestico nelle case degli italiani, arrivava la censura con una severa reprimenda a castigare il maldestro autore o esecutore. Acqua passata sarebbe da dire a vedere quanto accaduto a Spotify per via di Lily Allen.

L’errore. Il social network della musica, o almeno uno tra i più popolari, è infatti finito sotto i riflettori dell’Advertising Standards Authority per l’invio di una e-mail che promuoveva una canzone di Lily Allen nella quale era contenuto un messaggio che all’acquirente poteva suonare più o meno come… "Fuck You". Una roba tipo: "Avete sentito questa canzone di Lily Allen? Bene, fregatevi". Tra i più solerti permalosi, il più intraprendente ha fatto partire una denuncia al cosiddetto "watchdog" di autocontrollo.

Le giustificazioni. Spotify, dal canto suo, ha provato a giustificare l’accaduto sostenendo che l’uso dell’espressione "non ha violato il codice di autoregolamentazione pubblicitaria del Regno Unito, perché l’e-mail promozionale è stata studiata per suggerire canzoni agli utenti"… e se uno dei brani si intitola "Fuck You" non è che ci si possa far molto. Le giustificazioni sono arrivate anche a spiegare che non poteva esserci nessuna strategia di marketing nell’usare un titolo del genere senza alterarlo per "shockare i consumaturi" pur ammettendo che il nome del brano è "controverso". Per la cronaca tutto ciò non è bastato all’ASA che ha comunque censurato il comportamento di Spotify soprattutto in relazione all’utilizzo da parte dei minori del social network.

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