Quasi una lingua su due potrebbe scomparire. Non tra secoli: nei prossimi decenni. Secondo gli ultimi studi riportati da The Guardian, il 44% delle oltre 7.000 lingue parlate nel mondo è oggi a rischio estinzione, in una crisi silenziosa che pochi sembrano percepire davvero.
Dal secondo dopoguerra sono già scomparse 244 lingue. Migliaia di altre sopravvivono a malapena, parlate da comunità di meno di mille persone. Con loro rischiano di andare perduti per sempre termini legati alla biodiversità, pratiche agricole, rimedi tradizionali e saperi ambientali costruiti nel corso di secoli.
Quando scompare una lingua, scompare un mondo
L’UNESCO lo sottolinea da tempo: la diversità linguistica è parte essenziale del patrimonio culturale dell’umanità. Quando una lingua smette di essere trasmessa alle nuove generazioni, non scompare soltanto un vocabolario. Si perde un modo originale e irripetibile di interpretare la realtà.
Ogni lingua custodisce prospettive, categorie mentali e conoscenze che nessuna traduzione è in grado di restituire completamente.
Il ruolo dell’intelligenza artificiale nel divario linguistico
A rendere la situazione ancora più fragile ci pensa la rivoluzione digitale. I moderni modelli di intelligenza artificiale vengono addestrati prevalentemente su testi in inglese e in poche altre lingue dominanti. Il risultato è che numerose lingue minoritarie restano quasi invisibili nei servizi digitali.
Gli esperti parlano di “giganti invisibili”: lingue parlate da milioni di persone che, nonostante la loro diffusione, non esistono per la maggior parte dei sistemi di IA. Un divario che limita l’accesso a strumenti tecnologici e informazioni, penalizzando intere comunità.
Proteggere le lingue a rischio è una scelta che riguarda il futuro di tutti.
