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L’Universo potrebbe essere molto più anziano di quello che pensavamo

Le ultime ricerche potrebbero dimostrare che l’Universo è molto più vecchio di quello che si è sempre creduto: ecco cosa sappiamo

19 Luglio 2023

Spesso guardando al cielo, ci si è interrogati sull’infinita esistenza dell’Universo. Secondo le ultime ricerche il nostro Universo potrebbe avere il doppio dell’età che si è stimata negli ultimi anni, arrivando a 26,7 miliardi anziché 13,7. Il lavoro, pubblicato sulla rivista Monthly Notice della Royal Astronomical Society, il cui autore è il professore di fisica presso la facoltà di Scienze dell’Università di Ottawa Spiega, Rajendra Gupta: “Il nostro modello di nuova concezione allunga il tempo di formazione delle galassie primordiali di diversi miliardi di anni, facendo sì che l’Universo abbia circa 13 miliardi in più rispetto a quanto si pensava finora”, afferma l’esperto.

Negli ultimi anni astronomi e fisici hanno calcolato l’età dell’Universo misurando il tempo intercorso dal Bing Bang, basando il tutto sul cosiddetto redshift, un bagliore proveniente dalle galassie lontane, che consiste nell’allungamento della lunghezza d’onda delle radiazioni che risulta tanto maggiore quanto più un oggetto è lontano da noi e quindi più vecchio.

Fritz Zwicky, invece, è un astronomo che in passato aveva proposto la Teoria della luce stanca, secondo la quale lo spostamento verso il rosso della luce proveniente da galassie lontane sarebbe dovuta solo alla graduale perdita di energia da parte dei fotoni su vaste distanze cosmiche e non all’allungamento della lunghezza d’onda. Tuttavia, quello che ad oggi sosterrebbe il professore Gupta è che: “Permettendo a questa teoria di coesistere con l’Universo in espansione, diventa possibile reinterpretare il redshift come un fenomeno ibrido, piuttosto che unicamente dovuto all’espansione”.

Un’altra teoria che si va ad aggiungere alle prime due citate è quelle delle costanti di accoppiamento, formulata dal Paul Dirac, in cui esse sono costanti fisiche fondamentali che governano le interazioni tra le particelle subatomiche.

Secondo il fisico però, il valore delle costanti potrebbero variare nel tempo ed accettando questa versione aggiornata della teoria, il periodo della formazione delle prime galassie si dilaterebbe da poche centinaia di milioni di anni a diversi miliardi di anni. In questa maniera si potrebbe spiegare l’evoluzione delle galassie più antiche. Ora se tale ipotesi riceverà la sua conferma, saranno molti e diversi gli elementi che andranno rivisti rispetto a quella che è l’idea cosmologica che ci ha accompagnati fino ad adesso.