I R.E.M. si sciolgono dopo 31 anni di successi. “Ai nostri Fan e Amici:”, recita il comunicato ufficiale apparso questa notte sul sito ufficiale della celebre rock band di Athens, Georgia, “come R.E.M. e come vecchi amici e co-cospiratori, abbiamo deciso di smettere di essere una band, e ce ne andiamo con un grande senso di gratitudine, di compiutezza, e di meraviglia riguardo tutto ciò che abbiamo realizzato. A chiunque sia mai stato toccato dalla nostra musica vanno i nostri ringraziamenti più profondi per averci ascoltato”. Sono le parole di Micheal Stipe, che dei R.E.M. è sempre stato il carismatico frontman nonché, come ha ricordato una delle firme più illustri di N.M.E, Luke Lewis, “un paroliere con un tocco alchemico. Separarsi adesso – continua Lewis nella sua analisi piuttosto critica riguardo le ultime produzioni del trio americano, è la cosa più onorevole da fare”.
Sapere quando è il momento di lasciare. “Una volta un uomo saggio disse: ‘L’abilità nel partecipare a una festa è sapere quando è il momento di andarsene”, ha scritto il chitarrista Peter Buck, “Noi (REM) abbiamo costruito qualcosa di straordinario (..) E’ stato incredibile”. Nessun rimpianto, dunque, da parte di una band – quella formata nel lontano 1980 da Michael Stipe, Mike Mills e Peter Buck e diventata leggendaria sulla scorta di album lanciati da classici come Losing My Religion ed Everybody Hurts – che ha pubblicato 15 album capolavoro scrivendo alcune delle pagine più belle del rock’n’roll d’Oltreoceano. Di più. Negli anni forse più controversi della politica americana, e in netta contrapposizione con l’approccio dell’amministrazioni repubblicane Regan e di quelle Bush, i R.E.M sono scesi in prima linea guidando campagne a favore del Tibet e della lotta contro l’Aids. Una storia unica e irripetibile, dunque, arrivata alla fine.
