La masturbazione è un pilastro della salute sessuale, ma alcune modalità meno convenzionali, come quella prona, sollevano interrogativi clinici significativi.
Praticata sdraiati a pancia in giù sfruttando l’attrito contro una superficie, questa tecnica differisce drasticamente dalla stimolazione manuale.
Come spiegato dall’andrologo Nicola Macchione a Today: “Questa posizione può comportare una maggiore pressione e attrito, portando potenzialmente a esperienze sensoriali e modelli di stimolazione diversi”.
Il rischio: abituarsi a uno stimolo troppo forte
Il problema centrale è l’intensità dello stimolo. Il corpo può abituarsi a una pressione che il partner non è in grado di replicare.
Il Dott. Macchione avverte infatti che “modelli di masturbazione atipici, come la masturbazione prona, sono associati a tassi più elevati di disfunzione erettile e possono condizionare la risposta sessuale”.
Questo meccanismo di desensibilizzazione colpisce entrambi i sessi: “Analogamente accade per le difficoltà orgasmiche per le donne”, rendendo il piacere solitario un ostacolo alla sessualità condivisa.
La “presa mortale” e i danni fisici
In ambito clinico si parla spesso di “sindrome della presa mortale” o traumatica: secondo l’esperto, “i rischi includono il potenziale rischio di ‘sindrome da masturbazione traumatica che può contribuire alla DE e alla disfunzione sessuale, soprattutto negli uomini con eiaculazione precoce”.
Oltre ai riflessi funzionali, un attrito eccessivo può causare irritazioni locali, sebbene non vi siano evidenze di danni alle vie urinarie.
L’impatto psicologico
Preferire costantemente la posizione prona crea un divario tra aspettativa e realtà: “Gli effetti psicologici possono variare, portando potenzialmente a disagio se il sesso di coppia non corrisponde al modello condizionato”.
La scienza suggerisce che la varietà è fondamentale: una stimolazione troppo specifica rischia di trasformare un momento di esplorazione in un limite per l’intimità di coppia.
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