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Morte del re del pop: indagato il dermatologo

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Si chiama Arnold Klein ed è il facoltoso dermatologo di Beverly Hills che da diversi anni assisteva il re del pop. Lo assisteva non solo per i problemi alla pelle, e in particolare per la vitiligine della quale era affetto sin da ragazzo, ma – proprio su questo sta indagando la squadra Omicidi della polizia di Los Angeles – gli prescriveva continuamente farmaci. Montagne di antidolorifici, sonniferi, calmanti, antidepressivi. I più potenti e pericolosi ritrovati della medicina. Come il Propofol, un farmaco non certo destinato all’uso domestico e normalmente usato per via endovenosa come preanestesia prima degli interventi chirurgici; o come la Lidocaina, anestetico rinvenuto vicino al corpo del cantante. Ebbene tra gli effetti collaterali del Propofol ci sono l’infarto e l’arresto cardiaco. Ciò significa che se dagli esami tossicologici condotti durante la seconda autopsia sul corpo di Jackson, autopsia richiesta dalla sua famiglia, dovesse emergere la presenza di tracce di Propofol o altri farmaci sospetti, e nel caso questi fossero stati prescritti per uso domestico da un dermatologo, Klein rischierebbe la radiazione dall’albo per aver violato le regole deontologiche della professione, e per lui scatterebbe l’accusa di omicidio. Omicidio che, qualora non ci fosse stato un disegno delittuoso all’origine di questa vicenda, che lo qualificherebbe come volontario, sarebbe da considerarsi quantomeno preterintenzionale.

La farmacia. Tutti i farmaci prescritti a Jackson venivano acquistati nella stessa farmacia, la Mickey Fine Pharmacy. Spesso venivano usati nomi di fantasia per mascherare l’identità del paziente, ma l’aspetto agghiacciante di questa vicenda è la quantità e la qualità dei farmaci che venivano dati al re del pop, che pagava fatture mensili che arrivavano fino ai 48mila dollari. Lo dimostra anche la causa che la Mickey Fine Pharmacy intentò contro il divo nero, che essendo spesso a secco di contanti, aveva accumulato un debito che superva i 100mila dollari.

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