Boy George ambulante a Londra

Boy George sul tabloid The Sun

Boy George, leggendario frontman dei Culture Club negli anni Ottanta e – viceversa (!) - pioniere della “club culture” nei Novanta, oggi ha un banco di magliette in un mercatino di Londra. Incredibile, ma vero. Ed è lui stesso, ingrassato e piuttosto consumato da una vita di guai ed eccessi, a produrre le eccentriche t-shirt e venderle al pubblico a dieci sterline cadauna. Manna per il Sun, che ha sbattuto in prima pagina le foto scattate all’ex popstar alle prese con il suo nuovo lavoro. “E’ andata bene”, ha detto alla stampa George O’Dowd, questo il vero nome del cantante, “comunque giornata tranquilla. Sono stufo e infreddolito..”. A quarantasei anni suonati, e dopo inutili tentativi di tornare sulla cresta dell’onda – come cantante con un album che non è mai uscito, come dj e come produttore del musical “Taboo” – al divo di Victims non rimarrebbe che questa chance di sbarcare il lunario. E se la disfatta dei Culture Club fu la dipendenza di Boy dall’eroina e la fine della sua relazione con il batterista Jon Moss, la sua agognata rinascita è naufragata a causa di una lunga serie di imbarazzanti capitomboli mediatici. Prima l’arresto a New York per la cocaina trovata dagli agenti di polizia che lui stesso aveva chiamato denunciando un furto in realtà mai avvenuto, poi le resistenze ad assolvere il servizio sociale come spazzino imposto dal giudice, e infine l’episodio dello scorso novembre, quando un escort che il cantante invitò nel suo appartamento lo accusò di sequestro di persona e violenza raccontando di essere stato aggredito e incatenato a un muro. Tempi duri..

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