Ciao Amy..

I Dj di Radio 105 e 105.net ricordano la superstar britannica

Ciao Amy..

Ciao Amy. Londra: si è spenta nel primo pomeriggio di sabato 23 luglio, Amy Jade Winehouse, classe 1983, una delle stelle più luminose, ma anche delle anime più tormentate, della scena musicale internazionale. Sarà l'autopsia a stabilire le cause del decesso improvviso della cantautrice britannica, tuttavia - come è stato per altre icone dello spettacolo, non ultimi il re del pop Michael Jackson e l'attrice Brittany Murphy - sembra che anche questa volta si sia trattato di overdose, un mix letale di alcol e droghe che non hanno lasciato scampo alla giovane artista, trovata senza vita nel suo appartamento di Camden, Londra. Un'altra morte annunciata, lo sanno bene gli amici e i familiari di Amy, primi fra tutti il papà Mitch, ex taxista con un recente debutto nel jazz, e la signora Janis, la mamma, che, distrutta dal dolore, a poche ore dalla scomparsa della figlia, ha dichiarato: "Sembrava che avesse smesso, non ho ancora assimilato la sua morte improvvisa. Tutte le volte che ci lasciavamo, Amy mi diceva 'Ti voglio bene mamma'". Eppure, c'è chi giura di aver visto Amy venerdì sera, la vigilia della sua scomparsa, vagare tra gli spacciatori del quartiere dove abitava per acquistare sostanze stupefacenti di ogni tipo: cocaina, eroina, ketamina ed ecstasy.. Inoltre, tra le testimonianze raccolte dai media del Regno Unito, c'è quella di un amico della cantante che sostiene che Amy abbia "trascorso gli ultimi sette giorni a ubriacarsi..bevendo fino alla morte". Parole agghiaccianti, è vero, ma profetiche, confermate dalla cancellazione repentina di tutti gli show del nuovo tour l'indomani dell'ennesima prodezza live, quando, in occasione del recente concerto a Belgrado, Amy era salita sul palco in evidente stato confusionale e aveva dovuto abbandonare lo spettacolo pochi minuti dopo l'inizio.



Amy come Janis Joplin, Kurt Cobain, Jimi Hendrix e Jim Morrison, tutti miti indiscussi della musica arrivati alle vette più alte dello star-system in pochi anni, e tutti, come esige la cosiddetta "maledizione del rock", scomparsi all'età di 27 anni. Certo, superstizioni a parte, resta il fatto che genio e sregolatezza, così come l'irreversibile alternanza tra stati di euforia e di miseria esistenziale, hanno tolto la vita, complici droghe e alcol, anche a Amy Winehouse, una personalità indecifrabile in una ragazza e (ex) moglie infelice (del turbolento Blake Fielder-Civil) con un dono unico, quello di saper comunicare con chiunque attraverso la musica.

Due album entrati nella storia. Il mondo, Amy, lo ha conquistato con la sua voce, una voce "nera" paragonabile a quelle delle grandi signore del jazz come Sarah Vaughan e Dinah Washington. Nel 2003, dopo aver letteralmente stregato i boss della Island/Universal con un provino entrato nella storia, aveva pubblicato il suo primo album Frank, un successo allora esclusivamente britannico diventato poi, sulla scorta del successivo, trionfale, Back To Black, il primo capolavoro dell' inimitabile Amy Winehouse, molto più di una caposcuola della corrente neo-blues tanto in voga in questi anni. Come si dice, l'originale. Lo aveva capito anche il mostro sacro Quincy Jones, che dopo la cerimonia dei Grammy Awards, dove grazie a Rehab e alle altre hit di Back To Black una Amy quasi attonita rastrellò ben cinque statuette, la scelse per la cover del classico It's My Party. Testimone - e protagonista indiscusso - dell'età d'oro della musica nera, Jones aveva capito che in quella ragazza inglese c'era una fuoriclasse d'altri tempi, forse l'unica capace di raccontare se stessa e la propria vita in canzoni che non temono il passare del tempo. Canzoni dal sapore retrò, ma attualissime grazie al genio creativo di due personaggi chiave nell'ascesa della Winehouse, i produttori Salaam Remi, nome illustre dell'hiphop a stelle e strisce con un passato al fianco del compianto Tupac Shakur, e naturalmente l'eclettico Mark Ronson (Lily Allen, Adele, Daniel Merryweather), che proprio come il collega americano aveva saputo esaltare la poetica di Amy scolpendo un sound urban/blues modernissimo quanto funzionale all'armonia, alla melodia e al significato di ogni singola canzone. Un miracolo musicale, insomma, che faceva di ogni brano un racconto nel quale l'uditore poteva, e può ancora oggi, immedesimarsi, scoprendosi testimone delle confessioni di lei, Amy Winehouse. Era successo con le gemme snocciolate dal primo album Frank, inclusa la virtuosistica versione jazz/reggae di Moody's Mood, ed è accaduto di nuovo con gli undici classici istantanei di Back To Black, dalla capricciosa Rehab a Love Is A Losing Game. Una canzone, quest’ultima, perfetta.

Il saluto dei colleghi. Grazie al tam tam in rete, la notizia della morte di Amy Winehouse è rimbalzata in pochi minuti in ogni angolo del pianeta. Dagli Stati Uniti, dall'Inghilterra, e persino dall'Italia, sono letteralmente piovuti i messaggi di cordoglio dei fan e di diversi colleghi della cantante. Elton John, Marc Ronson, Zucchero sono soltanto alcuni dei nomi eccellenti del music-biz ad aver ricordato quest'artista straordinaria. Un'artista che, inediti in cassaforte a parte, non darà mai ai fan l'agognato terzo album, né il frutto della collaborazione con ?uestlove dei Roots della quale tanto si è detto. Segno dei tempi, e complice lo store digitale senza confini di iTunes, in queste ultime ore il mondo è tornato ai suoi piedi. E presto sarà possibile ascoltare il duetto registrato qualche mese fa con Tony Bennett. La nuova musica di Amy Winehouse. E chissà se, proprio mentre tutti noi godremo ancora della sua voce e delle sue canzoni, lei, "un'anima persa", come l'ha definita l'amica Lily Allen, non trovi finalmente un po' di pace.

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