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Dopo la pandemia si diffonderanno questi (nuovi?) lavori

Lo smart working aumenterà, ma saranno richieste nuove soft skills.

Dopo la pandemia si diffonderanno questi (nuovi?) lavori

Credits: Getty Images

Il 2020 ha segnato un profondo cambiamento nel mondo del lavoro. La pandemia ha fatto nascere nuove figure professionali e ne ha portate alla ribalta altre che probabilmente prima non avrebbero avuto ragione di esistere. Quello dell’addetto ai controlli nei locali aperti e al controllo della temperatura, ad esempio, è oggi uno dei lavori più richiesti.

Ci sono poi tanti altri ruoli la cui richiesta sta aumentando molto in questo periodo: come riferisce ad HuffPost Mariangela Lupi, Head Of Humanity Development & Education Department di Adecco Group, si tratta di lavori nell’ambito dell’e-commerce: attività legate alla logistica, alla grande distribuzione, alle telecomunicazioni e poi anche nel settore medico, farmaceutico e nel settore dell’igiene e della pulizia. “Stiamo assistendo alla nascita di nuove mansioni nei seguenti ambiti: prevenzione, salute, sicurezza e formazione – ha aggiunto Lupi - Penso ai responsabili per la sicurezza aziendale, i corporate crisis manager, i resilience managers (coloro che di fronte ad una qualsivoglia crisi si assicurano che tutto fili liscio nella gestione del lavoro, ndr) e gli educatori della salute (per formare sui rischi sanitari e sulla prevenzione ad essi connessa). Penso infine a tutti i servizi di supporto a famiglie, persone e aziende, come baby sitter, colf, badanti da un lato e supporto psicologico ed esperti di formazione a distanza dall’altro. Molto richiesti – ha concluso - anche i professionisti dell’IT e dei servizi digitali, come app designer e esperti del potenziamento dell’infrastruttura tecnologica”.

Secondo il World Economic Forum, nei prossimi tre anni assisteremo a una crescita e a un’evoluzione del mondo del lavoro a livello globale, che comporterà 133 milioni di nuovi posti di lavoro, anche se circa 75 milioni posti di lavoro saranno destinati a scomparire. Le aziende, secondo il dossier 2020 di Unioncamere-ANPAL, dovranno reinventarsi, mettendo in campo il reskilling del personale già presente. Le persone dovranno imparare nuove mansioni e dovranno sviluppare nuove competenze per riuscire a restare sul mercato del lavoro: serviranno soft skills come la capacità di adattamento, l’apertura mentale, la curiosità e la resilienza, ma anche la capacità di comunicazione, il saper lavorare in gruppo e il riuscire a sostenere lo stress per adattarsi a nuove condizioni di lavoro.

Secondo Ivano Dionigi, direttore dell’Alma Mater Studiorum e presidente di Almalaurea, sarà necessario anche apportare dei cambiamenti nella formazione dei giovani: “La pandemia – ha spiegato ad HuffPost - ci ha messo di fronte ad un limite: le scienze separate, gli ipertecnicismi e le iperspecializzazioni, le gabbie disciplinari all’interno delle quali molti si sono rinchiusi sono anacronistiche. Oggi è necessario che i saperi tornino a contaminarsi, che accanto all’economia, all’ingegneria si affianchino le scienze umanistiche, intese come quelle in grado di dare una visione d’insieme, un senso della storia, che mai come in queste apocalissi ci è indispensabile. Come diceva Steve Jobs, è necessario creare la figura dell’ingegnere ‘rinascimentale’ha sottolineato - qualcuno che abbia competenze tecniche ma anche apertura mentale. Perché le professioni per le quali ci formiamo oggi potrebbero non esistere più tra cinque anni, ma il nostro assetto mentale rimane”.

Di certo, sarà fondamentale per tutti acquisire delle competenze digitali per continuare a essere competitivi nel mondo del lavoro. Anche perché secondo gli esperti lo smart working aumenterà, così come aumenteranno gli orari flessibili, per bilanciare la vita privata e il lavoro. Saper padroneggiare le skills digitali per potere lavorare da remoto, dunque, sarà essenziale. Così come sarà indispensabile dedicarsi a una formazione continua per mantenersi al passo con i tempi.

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