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L’azienda le rifiuta i permessi per prendere la figlia all’asilo, lei fa causa e ottiene mega rimborso

Lei si licenzia e li porta in tribunale: le dovranno dare 180 mila sterline

L’azienda le rifiuta i permessi per prendere la figlia all’asilo, lei fa causa e ottiene mega rimborso

La storia di Alice Thompson potrebbe essere quella di molte altre donne lavoratrici e madri al tempo stesso. Sulla carta le politiche di welfare dedicate alle donne sul lavoro sono molto migliorate, ma poi le norme si scontrano con chi deve farle rispettare e spesso le donne si trovano penalizzate nonostante le tutele esistano.

Thompson era un’agente immobiliare di successo con un ruolo manageriale nell'azienda in cui lavorava felicemente fino al momento del parto. A quel punto ha chiesto di ottenere una riduzione di orario, lavorando 4 giorni a settimana fino alle 5 del pomeriggio, in modo da poter recuperare la figlia al nido in tempo. Permesso negato però dal suo capo: “L'azienda non può permettersi questa nuova organizzazione", avrebbe detto il boss e "Temo anche che questa organizzazione possa causare un effetto dannoso sulla capacità di soddisfare la domanda dei clienti, oltre alla nostra impossibilità di riorganizzare il lavoro tra il personale esistente".

La donna ha confessato di sentire l'ambiente di lavoro ostile fin dal momento della gravidanza, accusando la discriminazioni per il suo status di madre lavoratrice. La Thompson non si è persa d’animo e non ha voluto rinunciare ai suoi diritti, si è licenziata e ha trascinato l'azienda in tribunale ottenendo così un risarcimento di 184.961 £ per risarcire la perdita di guadagni, dei contributi pensionistici e il danno morale. Forse conveniva concederle di uscire un’oretta prima da lavoro!

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