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Il matrimonio combatte gli infarti: ecco perché (secondo una ricerca)

Secondo una ricerca i pazienti cardiopatici, se sposati, hanno meno probabilità di morire rispetto a divorziati e single. Merito del supporto emotivo e fisico dei coniugi.

Il matrimonio previene gli infarti: ecco perché (secondo una ricerca)

“Che ti sposi a fare?” Dicono ironicamente (o forse no) gli amici che vogliono distogliere qualcuno dall’intento di intraprendere un percorso di vita coniugale che sarebbe, secondo le credenze, frutto di stress e angosce. La scienza, però, fornisce una risposta che renderebbe più che valida la scelta di convolare a nozze: “Mi sposo per vivere più a lungo”. Ebbene sì, il matrimonio allungherebbe la vita, soprattutto nei soggetti che hanno subìto un attacco cardiaco.  

A dirlo è una ricerca condotta dall'Aston Medical School di Birmingham e dall'Università di East Anglia che ha evidenziato che le persone sposate hanno una probabilità di morire più bassa del 14% rispetto a chi invece è single. E non solo: le prime trascorrono anche due giorni in meno in ospedale rispetto alle seconde.

Gli studiosi hanno preso in esame un campione di 25 mila pazienti che avevano subìto un attacco cardiaco tra il 2000 e il 2013. A tutti i partecipanti alla ricerca è stato applicato un algoritmo, detto ACALM. Ciò che emerso è che a vivere più a lungo dopo l’attacco di cuore sono state le persone sposate. Il motivo? Secondo gli studiosi sarebbe proprio il sostegno emotivo, oltre che fisico, da parte del consorte ad aumentare le probabilità di sopravvivenza di un paziente cardiopatico. Insomma, tutto merito dell’amore, verrebbe da dire.

“Un attacco cardiaco può avere effetti devastanti sia fisici che psicologici - spiega il dottor Mike Knpaton, direttore medico associato alla British Heart Foundation (BHF) -  molti dei quali nascosti dal mondo esterno. Questi risultati suggeriscono che il sostegno offerto dal coniuge può avere un effetto benefico sui sopravvissuti ad un attacco di cuore, forse aiutando a ridurre al minimo il suo impatto".

In ogni caso, chi non è sposato, non deve demoralizzarsi: "Quando hai un attacco di cuore, se sei sposato o no – continua il dottor Knpaton - è importante ricordare che non sei solo. Ad esempio, iscriversi ad un corso di riabilitazione cardiaca aiuterà a recuperare fisicamente, psicologicamente e anche ad aiutare a incontrare persone con esperienze simili".

La ricerca si pone, inoltre, un obiettivo nuovo: porre all’attenzione dei medici la necessità di ritenere gli effetti psicosociali dell’attacco cardiaco come un vero e proprio fattore di rischio nel trattamento dei pazienti.

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