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La moglie di Giorgio Faletti svela i sui ultimi momenti

Aveva sempre voglia di scherzare, anche nel momento più difficile della sua vita: ecco il ritratto di Giorgio Faletti, descritto dalla moglie.

La moglie di Giorgio Faletti svela i sui ultimi momenti

Sono passati già 4 anni dalla morte. E oggi la vedova di Giorgio Faletti si racconta in un’intervista al “Corriere della Sera”. Parla di suo marito, del suo ottimismo, della sua forza e anche del grande dolore e vuoto che ha lasciato andando via così prematuramente. “Diceva che, essendo comico, la sua vita poteva essere solo comica”. È queste la fotografia che dipinge Roberta Bellesini, moglie di Giorgio Faletti, parlando del marito scomparso. Oggi Roberta, che gli è stata accanto per 14 anni anche nei momenti più difficili della sua malattia, porta avanti il lavoro, e soprattutto il ricordo, per l’amato “Vito Catozzo”.

Svegliandosi dal coma, sentiva i rumori delle macchine a cui era attaccato e riuscì a far ridere i dottori. Disse: ma dove mi avete ricoverato? A Las Vegas? Era un uomo allegro. La sera, voleva sempre amici a cena. Facevamo gare di battute. Grazie a lui, avevo affinato le mie doti”. Non abbiamo difficoltà a immaginare Giorgio ridere e scherzare in una di queste sere in compagnia degli amici. 

E mentre era in ospedale, Giorgio riuscì anche a fare una proposta di matrimonio alla sua amata: “I medici avevano chiesto a me l'autorizzazione a un trattamento sperimentale per salvarlo. Mi ero assunta il rischio. Si è ripreso e mi ha chiesto di sposarlo. Gli dissi: fai così, richiedimelo quando sei fuori, ora sei sotto farmaci, non vorrei che mi accusassi di circonvenzione d'incapace”.

Oltre ad essere un portento nella comicità, Giorgio era un grandissimo e profondissimo scrittore, nonché cantautore. E della sua esperienza artistica, la moglie ricorda: “Soffriva sempre di ansia da prestazione, temeva di non essere apprezzato. Non si rendeva conto di essere un genio. Ha scritto ‘Io uccido’ in tre mesi. ‘Signor tenente’ in mezz'ora”. La malattia che se lo è portato via in pochi mesi è stata affrontata dalla coppia con grandissima forza d’animo: “L'ultimo mese, diceva: vabbé, a un altro sarebbero servite tre vite per avere le mie soddisfazioni”, racconta Roberta.

Ma c’erano anche degli aspetti che facevano paura a Faletti. Ecco le parole della moglie in merito: “Che si dimenticassero del suo lavoro. Perciò, in maniera quasi ossessiva, porto avanti i suoi progetti, anche se tocco le sue cose e ho sempre dentro un dolore. A maggio, porterò in teatro a New York il suo ‘L'ultimo giorno di sole’. Due anni fa, ho prodotto un suo album. Costringermi ad ascoltare la sua voce è ancora devastante”.

Oggi Faletti è tornato in libreria con “La ricetta della mamma”, un testo che la sua compagna ha trovato e ha deciso di pubblicare… proprio per continuare a far volare in alto il nome di Giorgio. È un racconto che parla molto di lui: “Quattro cose: la passione per la provincia, essendo cresciuto alla periferia di Asti, dove tutti si conoscevano; l'ironia; la passione per il thriller, nata da bambino nella soffitta dove il nonno rigattiere accumulava scatoloni di noir americani che lui divorava. La passione per la buona cucina, attinta appunto dalla mamma. Ai fornelli, era bravissimo. Con Jeffery Deaver, volevano scrivere un libro di ricette“.

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