Tutto News

Alena Seredova ha incontrato Giovannino: "Da piccola credevano che avessi anch'io l'ittiosi"

Il bambino è stato abbandonato dai genitori in ospedale a Torino.

Alena Seredova ha incontrato Giovannino: "Da piccola credevano che avessi anch'io l'ittiosi"

Credits: Instagram/alenaseredova

La storia di Giovannino è una storia triste, ma anche carica di tanta speranza. Come in molti sanno, infatti, il piccolo è stato abbandonato dai genitori in ospedale, al Sant'Anna di Torino, perché affetto da una gravissima malattia genetica, che potrebbe non lasciarli scampo: l'ittiosi arlecchino. Tutti si sono stretti in una morsa di solidarietà per aiutare il piccolo che, a soli 4 mesi, è solo al mondo. 

A parlare di lui anche la soubrette Alena Seredova, che da anni è testimonial di una onlus - "Crescere Insieme al Sant'Anna" - che collabora con l'ospedale dove si trova il bimbo. Alena ha fatto sapere di aver conosciuto Giovannino, di averlo tenuto in braccio, di essersi commossa per la sua condizione, perché la sente molto vicina. La donna ha raccontato un episodio della sua vita, di quando era bambina, e i suoi genitori le aveva raccontato una cosa. Ecco quali sono state le sue parole: "A Praga, i medici pensavano che avessi l'ittiosi anche io. Papà ricorda sempre che, quando mi vide nella culla dell'ospedale, tutta coperta di squame, fece un balzo all'indietro per lo spavento, poi comincio a piangere".

La sua pelle era come rivestita "da una corazza ruvida e irregolare". È per questo motivo che l'equipe medica pensava che avesse la stessa patologia di Giovannino. Fortunatamente, le cose sono andate in modo diverso: Alena aveva solo la pelle molto secca. "Dissero a mia madre che sarei sempre stata male, che non avrei potuto prendere il sole", ha spiegato. "Poi, la mia pelle fece la muta, come quella di un serpente e non ho mai avuto problemi cutanei di alcun tipo".

Quando ha parlato di Giovannino, la Seredova usato queste parole: "Mi hanno presentato questo cucciolo, mi hanno raccontato la sua storia e vederlo è stato un momento molto forte. Ho capito che deve essere una patologia molto dolorosa: la pelle è talmente secca che si rompe, fa le piaghe. Non piangeva. Si vedeva che era curato con amore. Ho incontrato un bimbo molto vispo, super sveglio".

E in merito ai genitori, ha aggiunto: "Ho pensato a quanto dovesse essere stato doloroso decidere di lasciarlo. So che sono più o meno miei coetanei, che l'hanno avuto con una fecondazione assistita e che, nonostante tutti gli esami preventivi, era stato impossibile diagnosticare in anticipo una malattia così rara. Non mi sento di giudicarli".

Interviste

Radio 105 sempre con te!

Disponibile su