TUTTO NEWS
Notte insonni? 20 minuti di attività sportiva salvano la memoria
Uno studio della McGill University svela che l'attività aerobica protegge i ricordi dopo 30 ore di veglia quanto la pennichella
22 Settembre 2026
Chi ha trascorso una notte in bianco fissando il soffitto sa bene quanto la stanchezza possa azzerare le capacità cognitive, ma la scienza offre ora un’alternativa inaspettata e dinamica per correre ai ripari. Una ricerca condotta da Madhura S. Lotlikar e Marc Roig presso la McGill University e pubblicata sulla prestigiosa rivista PNAS ha dimostrato che bastano 20 minuti di esercizio fisico moderato o intenso per proteggere la memoria tanto quanto un sonnellino prolungato.
La sperimentazione ha coinvolto 53 adulti sani di età compresa tra i 18 e i 35 anni, tenuti forzatamente svegli per ben 30 ore consecutive in un ambiente controllato. Al termine della veglia prolungata, i partecipanti sono stati suddivisi in tre gruppi distinti: il primo ha pedalato su una cyclette, il secondo si è concesso un pisolino in una stanza dedicata e il terzo è rimasto seduto in un riposo passivo senza alcuna attività fisica. Successivamente, tutti i volontari hanno esaminato 150 immagini neutre, affrontando un test a sorpresa a distanza di 3 giorni per verificare la ritenzione mnemonica.
I meccanismi cerebrali e i benefici pratici per i lavoratori turnisti
I risultati delle analisi sui dati raccolti e sulle scansioni cerebrali hanno evidenziato che chi si è allenato ha ottenuto un recupero della memoria pari al 21%, un valore altamente competitivo rispetto al 23% registrato dal gruppo che aveva riposato dormendo, superando nettamente le prestazioni del gruppo di controllo inattivo. Dietro a questi numeri si celano meccanismi neurobiologici differenti: il pisolino agisce riducendo la pressione biologica del sonno e alleviando la percezione della fatica, mentre l’attività fisica non cancella la stanchezza ma costringe il cervello a ottimizzare l’uso delle risorse mentali residue rimaste a disposizione.
Al contrario, il gruppo dedito al riposo passivo sulla bicicletta ha attivato le proprie energie in modo disordinato e privo di vantaggi concreti per la memorizzazione. Questa scoperta apre prospettive particolarmente rilevanti per i lavoratori a turni, il personale sanitario e gli autisti, categorie spesso impossibilitate a dormire durante i turni gravosi. Gli autori precisano tuttavia che la cyclette non può sostituire i benefici rigenerativi globali di un sonno regolare, ma rappresenta comunque uno scudo temporaneo straordinariamente efficace per proteggere i ricordi dopo una singola notte insonne.
(Immagini generate con IA)