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“Odissea”, Christopher Nolan spiega perché Travis Scott è nel cast
Nolan difende la scelta del rapper nel film: un ponte tra tradizione orale e cultura hip hop
13 Maggio 2026
Nel nuovo progetto epico Odissea, Christopher Nolan ha scelto di inserire nel cast anche il rapper Travis Scott, accanto a un ensemble di star hollywoodiane guidate da Matt Damon, protagonista nel ruolo di Odisseo. Una decisione che ha acceso curiosità e discussioni ancora prima dell’uscita del film, prevista per il 16 luglio, ma che il regista ha motivato in modo diretto nel corso di un’intervista concessa al Time.
La spiegazione di Nolan: il ponte tra Omero e il rap
Il cuore della scelta, secondo Nolan, non è estetico né promozionale, ma concettuale. Il regista ha voluto costruire un legame tra la poesia orale dell’antica Grecia e il linguaggio musicale contemporaneo del rap, considerandoli due forme della stessa tradizione narrativa: “L’ho incluso nel cast perché volevo alludere all’idea che questa storia sia stata tramandata come poesia orale, il che è analogo al rap”.
Una dichiarazione che mette al centro la funzione del racconto: non solo spettacolo cinematografico, ma continuità culturale tra epoche lontane.
Travis Scott come “voce” del mito
All’interno del film, Travis Scott non rappresenta un semplice cameo musicale, ma un elemento simbolico. Già coinvolto in passato nel mondo di Nolan – aveva contribuito con un brano a Tenet – il rapper viene qui inserito come figura legata alla trasmissione orale della storia. L’idea, secondo il regista, è quella di far emergere l’epica come qualcosa che cambia forma ma non sostanza: da Omero alle rime contemporanee, il meccanismo resta lo stesso. Raccontare, tramandare, reinterpretare.
Un cast che mescola miti e star globali
Accanto a Travis Scott, il film costruisce un mosaico di personaggi interpretati da volti noti del cinema internazionale: Anne Hathaway nel ruolo di Penelope, Tom Holland nei panni di Telemaco e Robert Pattinson come Antinoo. A completare il quadro, Charlize Theron interpreta la ninfa Calipso. Una scelta corale che riflette la volontà di Nolan di trasformare l’epopea omerica in un racconto universale, capace di parlare linguaggi diversi.
La visione di Nolan oltre le polemiche
Le critiche alla presenza del rapper non hanno trovato il regista impreparato. Nolan ha ribadito che ogni scelta nasce da un ragionamento preciso, legato alla costruzione del mondo narrativo. Per lui, come già accaduto in Interstellar, il cinema è un esercizio di interpretazione del passato e del possibile: un modo per chiedersi come una storia antica possa ancora risuonare oggi. “Per ‘Interstellar’ ci si chiede: ‘Qual è la migliore ipotesi sul futuro?’. Quando si guarda al passato remoto, in realtà, è la stessa cosa. Qual è la migliore ipotesi e come posso usarla per creare un mondo? Spero che il film piaccia al pubblico, anche se non è d’accordo su tutto. Molti scienziati si sono lamentati di ‘Interstellar’. Ma non si vuole che la gente pensi che l’abbiamo realizzato con la leggerezza”.
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