Quante donne provano attrazione verso altre donne senza definirsi lesbiche o bisessuali? Una ricerca dell’Università di Padova suggerisce che le preferenze sessuali femminili possano essere più sfumate di quanto emerga dalle etichette con cui ci definiamo.
Lo studio di Andrea S. Camperio Ciani e Daiana Colledani, pubblicato su The Journal of Sexual Medicine, ha coinvolto 491 donne. I ricercatori hanno confrontato l’orientamento sessuale dichiarato con una misura implicita della ginefilia, cioè della preferenza sessuale verso caratteristiche femminili.
Più attrazione verso le donne di quanto venga dichiarato?
Il dato che colpisce è la distanza tra le due misure. Solo il 19,6% delle partecipanti si definiva non eterosessuale, mentre il 67,8% mostrava ginefilia attraverso il Sexual Preference-Implicit Association Test, utilizzato per rilevare associazioni automatiche legate alle preferenze sessuali.
È fondamentale, però, non trasformare quel 67,8% in qualcosa che lo studio non dice. Non significa che quasi sette donne su dieci siano lesbiche o bisessuali, né che tutte desiderino avere rapporti con altre donne. La misura implicita rileva una preferenza verso la femminilità e non coincide automaticamente con identità, orientamento dichiarato o comportamento sessuale.
Cosa suggerisce lo studio sulla sessualità femminile
Secondo gli autori, la differenza osservata è compatibile con una maggiore fluidità delle preferenze sessuali femminili. Attrazione, identità e comportamento possono quindi rappresentare dimensioni differenti e non sempre perfettamente sovrapponibili.
La ricerca presenta comunque alcuni limiti: è stata condotta online, è trasversale e gli stessi autori segnalano possibili bias del campione e criticità legate alla validità delle misure implicite.
La conclusione più interessante, quindi, non è che esista un orientamento “nascosto”, ma che ciò che proviamo e il modo in cui scegliamo di definirci possano non coincidere completamente.
(Immagini generate con IA)
