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Rischierai oppure no? Il cervello l’ha già deciso prima di agire

Uno studio ha individuato due segnali cerebrali legati a rischio e prudenza, distinguibili circa 400 millisecondi prima della scelta

Rischiare oppure fermarsi? Quando siamo davanti a una scelta incerta, nel cervello sembra partire un vero braccio di ferro tra prudenza e ricompensa. E il risultato di questo confronto può emergere qualche istante prima che trasformiamo la decisione in un’azione.

A mostrarlo è uno studio pubblicato su Nature Neuroscience e ripreso da Focus. I ricercatori hanno osservato la corteccia orbitofrontale, una regione coinvolta nei processi decisionali, individuando due aree vicine che sembrano contribuire in modo diverso alle scelte di approccio e di evitamento.

 

Cosa succede nel cervello quando rischiamo

Lo studio ha coinvolto sei pazienti già sottoposti, per motivi clinici, a monitoraggio con elettrodi intracranici. Durante l’esperimento dovevano muoversi in corridoi virtuali con bombe e tesori: avanzare significava puntare alla ricompensa accettando però un rischio maggiore.

I ricercatori hanno osservato che una zona più mediale della corteccia orbitofrontale aumentava la propria attività prima delle scelte più orientate al rischio, mentre un’area più laterale mostrava un andamento associato alla prudenza.

Quando la decisione diventava più difficile, i segnali oscillavano rapidamente tra le due possibilità prima che una prevalesse.

 

La scelta emerge circa 400 millisecondi prima

L’attività cerebrale conteneva informazioni sulla decisione già circa 400 millisecondi prima della risposta, permettendo ai ricercatori di distinguere quale comportamento sarebbe seguito.

Questo non significa che il cervello “decida al posto nostro” o che sia possibile prevedere qualunque scelta umana. Il campione era molto piccolo e l’esperimento riguardava un compito specifico.

La ricerca apre però una finestra interessante su come valutiamo rischi e ricompense e potrebbe aiutare, in futuro, a comprendere meglio condizioni in cui il rapporto con il rischio risulta alterato. Prima di generalizzare questi risultati, però, serviranno studi più ampi.

 

(Immagini generate con IA)

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