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Rubini e zaffiri su Marte: la nuova scoperta di Perseverance

Trovate tracce di corindone nel cratere Jezero. Le gemme si sarebbero formate a causa degli impatti di meteoriti sul suolo marziano

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Perseverance ha fatto una scoperta particolare tra i sassi del cratere Jezero: ha individuato del corindone. Se fossimo sulla Terra, parleremmo della base chimica di rubini e zaffiri. Non immaginatevi però delle pietre da incastonare in un anello: si tratta di frammenti piccolissimi, meno di due decimi di millimetro, invisibili a occhio nudo.

 

Come sono stati trovati?

Il merito è dello strumento SuperCam. In pratica, il rover spara un laser contro le rocce e analizza la luce che ne scaturisce. Analizzando i sassi chiamati “Hampden River” e “Coffee Cove”, il team di Ann Ollila, del Los Alamos National Laboratory, ha visto che la risposta luminosa era identica a quella dei rubini che vengono studiati nei laboratori.

 

La differenza con la Terra

Sulla Terra queste gemme nascono dai movimenti delle placche tettoniche. Marte però non ha questa attività geologica. Allora come si sono formate? Gli scienziati pensano che la colpa sia dei meteoriti. Quando un asteroide colpisce Marte, genera un calore e una pressione così forti da trasformare i minerali comuni in corindone.

 

Perché ci interessano dei sassi così piccoli?

Il corindone è un minerale molto resistente, anche ai cambiamenti chimici per milioni di anni. L’idea è quella di raccogliere questi campioni e portarli sulla Terra con le prossime missioni, così da studiare finalmente da vicino come è cambiato Marte nel tempo.

 

(Credits: Getty Images)

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