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Sal Da Vinci e la vittoria di Sanremo: “Prima tiravo a campare”

Il vincitore del Festival ripercorre i suoi cinquant'anni di carriera

Un bilancio senza riserve su cinquant’anni di carriera vissuti tra cadute e trionfi inattesi. Il cantautore Sal Da Vinci, vincitore del Festival di Sanremo 2026 condotto da Carlo Conti con il brano Per sempre sì, si è raccontato in un’intervista al quotidiano Repubblica. 

 

Le brutte sensazioni prima della vittoria a Sanremo 

Riflettendo sui momenti più bui del passato, il cantante ha confidato le sensazioni provate prima dell’exploit all’Ariston: “Quando fai tanta gavetta arriva un momento in cui il sogno che insegui si frantuma”. Un periodo difficile in cui la percezione del proprio percorso professionale rischiava di crollare: “Avevo la sensazione di essere bollito, fuori dal mondo: tiravo a campare, pensando che il mio mondo fosse fermo. Ma se prosegui nel tuo obiettivo di fare musica per quei tanti o pochi che ti seguono, esci da questa idea di posizionamenti. Probabilmente dovevo fare un percorso così”.

 

 

Sal Da Vinci si racconta come “ambulante della musica”

Nonostante il trionfo sanremese, l’interprete rivendica con orgoglio le sue radici popolari e la determinazione di sempre: “Continuo a fare quello che facevo prima, continuo a essere me stesso”. Consapevole del proprio cammino, Sal Da Vinci ha tracciato una similitudine con il mondo del lavoro: “Nelle grandi aziende chi arriva al vertice spesso inizia come fattorino. Io mi sento un fattorino, un ambulante della musica. Ho avuto momenti down e altri esaltanti, ma sapevo sempre che dovevo lavorare. Vengo dal popolo, dal basso, e ciò che ho realizzato è solo grazie al pubblico”.

 

 

L’intimità del teatro e la sintonia con il pubblico

Il ritorno sul palco dei teatri rappresenta per Sal Da Vinci una dimensione intima e protetta: “Il teatro è casa mia, mi sento protetto, posso concentrarmi sulle sfumature. Non c’è l’ansia da prestazione che può esserci in un contesto come il festival: è un luogo d’intesa tra me e le persone presenti. Una libertà diversa”. 

Per la serata milanese il cantante ha accantonato gli effetti scenici complessi, scegliendo uno show sincero e incentrato su temi quotidiani come la famiglia, l’intelligenza artificiale e la gestione del dolore: “Pieno di effetti speciali, però poi mi sono fermato e ho detto: ‘Ma dove vogliamo andare?’. Gli effetti speciali non lasciano segni. Io voglio che la gente porti a casa un momento di riflessione, fosse anche una discussione sul fatto che possa aver detto delle sciocchezze. Dunque sarà un concerto di cuore, sincero e imprevedibile in cui parlo di famiglia, di intelligenza artificiale, di come esorcizzare il dolore. Ma il protagonista è il pubblico”.

L’artista ha promesso di non sottrarsi mai al contatto diretto con gli spettatori al termine dello show: “Dopo aver cantato vorrei riposare, perché non ho più vent’anni. Però poi penso alle persone che rimangono in attesa e vado da loro, che infatti mi dicono che sono tra i pochi che non scappano via al termine dell’esibizione. Non mi va di ‘fuggire’ a bordo di un van: manifestazioni d’affetto come queste che mi arrivano non sono dovute. Se c’è anche solo una persona ad aspettarmi, va salutata”.

 

 

(Credits: Getty Images)

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