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Sam Smith, l’errore dietro al titolo del nuovo album “Hazel Eyes”
L'omaggio al fidanzato Christian Cowan nasce da un buffo equivoco d'inglese
8 Ottobre 2026
Una clamorosa e simpatica gaffe linguistica ha fatto da sfondo alla creazione di Hazel Eyes, il quinto album di Sam Smith pubblicato nell’agosto del 2026. L’artista aveva scelto di intitolare così la title track del disco, concepita come una romantica dedica al fidanzato Christian Cowan, convinto che il termine inglese hazel indicasse semplicemente il colore nocciola o marrone.
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In realtà, la definizione inglese si riferisce a una sfumatura cromatica cangiante e complessa che unisce tonalità verdi, dorate e nocciola, mentre gli occhi del compagno sono semplicemente castani. Quando Christian Cowan ha fatto notare l’errore, i titoli dei brani erano ormai definiti, trasformando l’equivoco in un aneddoto ironico raccontato dal cantante anche durante l’ospitata al programma televisivo Jimmy Kimmel Live!. Il progetto discografico raccoglie sonorità intime tra soul, folk e jazz, impreziosite da singoli di successo come Love Is a Stillness, To Be Free, My Guy e Constant Companion.
Da Kurt Cobain a Taylor Swift e Ringo Starr: i grandi equivoci che hanno fatto la storia della musica
La svista di Sam Smith si inserisce in una ricca tradizione di errori e fraintendimenti celebri che, nel corso dei decenni, hanno finito per battezzare brani e album iconici. Un caso emblematico riguarda Kurt Cobain, il quale pensava che la scritta Kurt smells like Teen Spirit lasciata sulla sua parete dall’amica Kathleen Hanna fosse un proclama anarchico, scoprendo solo dopo l’uscita del singolo che si trattava semplicemente di una marca di deodorante per adolescenti usata dalla sua ragazza dell’epoca.
Sorte simile è toccata a Taylor Swift nel 2020 con l’edizione speciale dell’album Folklore, sulla cui copertina appariva la scritta nascosta Woodvale, rivelatasi poi soltanto un nome provvisorio inserito dai grafici e dimenticato per errore nell’artwork definitivo.
Nella leggenda rientrano a pieno titolo anche i celebri lapsus linguistici di Ringo Starr durante le estenuanti sessioni di registrazione con i Beatles. Stremato dal lavoro notturno, il batterista esclamò “It’s been a hard day’s…”, salvo accorgersi che era ormai buio e correggersi immediatamente con “…night!”. L’intuizione di John Lennon trasformò quello sproposito nel titolo del film A Hard Day’s Night e del celebre album del gruppo, dimostrando come a volte un piccolo errore verbale possa spalancare le porte all’immortalità artistica.
(Credits: Youtube @Sam Smith)