Diciassettesimo al Festival di Sanremo 2026, Samurai Jay, vero nome Gennaro Amatore, ha conquistato il cuore del pubblico con Ossessione, scalando la classifica Fimi e raggiungendo la vetta con 13 milioni di streaming. Una sorta di vincitore morale, nonostante il posizionamento all’Ariston, come racconta in un’intervista al Corriere della Sera: “Per me già essere stato preso era una vittoria. Adesso è un bene che il brano stia funzionando, ma se non fosse bene sarebbe stato uno stimolo per capire gli errori”.
Un ritorno da eroe a Mugnano
Il giovane rapper ha raccontato con emozione il ritorno nella sua città: “Sono fiero delle mie radici. Nel viale sotto casa di mia madre c’erano il sindaco, i vigili, gli amici, tutti… Che ricordi. Su quel viale giocavo a pallone, ho dato il mio primo bacio, ho ceduto alle insistenze dell’amica che mi voleva fare le treccine”.
Nonostante critiche iniziali, come “chi?” o “non se lo merita”, la sua determinazione e la forza della sua musica hanno convinto il pubblico e gli hanno garantito un posto d’onore tra i protagonisti della kermesse. “Alla fine decide il pubblico. Sono andato pensando: la gente mi ascolterà e deciderà se mi ama o non mi ama”.
Gli amici e la musica vera
Fondamentali nel percorso di Samurai Jay sono stati gli amici Vito Salamanca e Luca Stocco, con cui ha scritto Halo e Ossessione. “Ha funzionato la spensieratezza, eravamo sinceri e genuini. In passato forse è mancato questo al mio progetto. Qui si è visto Genny, i suoi amici, la chitarra: è stato il vero plus”. La collaborazione con gli amici ha riportato l’artista alle origini del suonare strumenti veri, lontano dai trend digitali, riscoprendo il rock, il pop punk e le sonorità latin.
I sacrifici per la musica
Samurai Jay ha raccontato anche i sacrifici affrontati da adolescente: “Ero l’impersonificazione dell’intelligente ma non si applica. Mi sono fatto bocciare volontariamente un anno perché non avevo più soldi per finanziare la mia musica e sono andato a lavorare. Quei soldi sono stati oro colato. Una prof mi diceva: ‘con la musica non si mangia’. Due mesi dopo la fine della scuola ho avuto la prima hit da club e ho iniziato a vivere di musica, ma in quei due mesi le sue parole sono state un peso nella testa”.
L’appoggio della famiglia e della mamma
La famiglia ha giocato un ruolo cruciale. La mamma è diventata una sorta di star sul palco dell’Ariston: “Canta benissimo, tutti i professori dicevano ai nonni di farle studiare musica, ma è stato il suo sogno represso. Nonno era uno vecchia scuola: lavorava in banca e le fece fare ragioneria. Lei ha continuato a cantare in chiesa, è molto religiosa. Ho interiorizzato il suo credere, la fede, e l’ho messo nella musica. Se in una cosa credi, alla fine accade”.
Qual è la sua ossessione per il futuro
Con Ossessione, Samurai Jay ha dimostrato che passione e dedizione pagano. Ma qual è la sua ossessione? “Dare indietro l’amore che ho ricevuto facendo il disco più bello che possiamo. Lo dedico a mia nonna Rosa. Prima di salire sul palco a Sanremo, il mio rituale era una preghiera per lei”.
(Credits: Instagram @samuraijay)
