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Sanremo 2026, Tredici Pietro con “Uomo che cade”: testo e significato

Tredici Pietro a Sanremo 2026 con “Uomo che cade”: il testo e il significato del brano in gara

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Tredici Pietro arriva per la prima volta sul palco dell’Ariston con un brano che unisce le sue due anime: il rap e il pop. La canzone alterna strofe ritmate a un ritornello melodico, arricchito da elementi orchestrali che rendono il pezzo moderno e inaspettato.

Il significato di “Uomo che cade”

La canzone usa il racconto di una relazione per parlare di un tema universale: la paura di fallire. Uomo che cade è una metafora di chi insegue i propri sogni accettando che sbagliare e inciampare è una parte inevitabile della crescita e della vita.

Come riportato da TV Sorrisi e Canzoni, l’artista bolognese spiega che la caduta è un valore: “Chi segue i propri sogni è destinato a cadere e a farsi male, però va bene così: la vita è fatta soprattutto di cadute. I successi si contano sulle dita di una mano, ma anche i nostri modelli sono persone che sono inciampate: se ci pensiamo bene, Michael Jordan ha sbagliato più canestri di quanti ne ha centrati.

Il testo di “Uomo che cade” di Tredici Pietro 

L’imbarazzo che ci sarà tra noi due questa sera sarà bellissimo

Lo aspetto come l’ultima cena

Sarai bellissima ma è il minimo che aspetto da te

Sarà anche colpa del tuo aspetto

Ma di me non ho rispetto

E mi sporco

Sotto la pelle

Ho gli interni neri come una Mercedes

Tu ti sporchi

A restare con me e,

Chiusa in uno specchio,

C’è tutto il tuo riflesso e… e

Cambi forma

Alle parole

Come il fumo alle feste

Muovi tutto ciò che è attorno

Come un Dio della notte

Io per te potrei anche perdermi in un gioco di niente

Ma se ti farà male allora non pensare

 

Chiudimi la porta in faccia

Se rivedermi piangere un po’ ti rilassa

Dimmi che hai troppe

Cose da dire

Cose da fare

Fogli bruciare

Per rimanere ferma a guardare

L’uomo che cade, l’uomo che cade

 

Se solo tu

Se solo sapessi che voglio soltanto che resti

Andassi via

Di questi palazzi non vedo che spenti riflessi

Dalla città (dalla città)

Che non riposa mai (che brucia ormai)

Forse sapresti chi sei

Tu sei la fine del film

La grande esplosione

La notte che conquista il giorno un nuovo colore

Sei la lama

Trafitta

E io il tuo polmone

Ma se ti farà male allora non pensare

 

Chiudimi la porta in faccia

Se rivedermi piangere un po’ ti rilassa

Dimmi che hai troppe

Cose da dire

Cose da fare

Fogli bruciare

Per rimanere ferma a guardare

L’uomo che cade, l’uomo che cade

E faccio un’altra figuraccia

Come un bambino scivolato in una piazza

A volte siamo bravi a sparire

Per non rischiare

Di farci male

Se guardi su c’è un uomo che cade,

L’uomo che cade, un altro che cade

 

Se solo tu

Andassi via

Dalla città che fotte l’anima

Forse potresti sì forse puoi

Chiudermi la porta in faccia

Se rivedermi al Margine ti scioglie l’ansia

Dimmi che hai troppe cose da dire

Cose da fare

Fogli bruciare

Per rimanere ferma a guardare

L’uomo che cade, l’uomo che cade

 

E faccio un’altra figuraccia

Come un bambino scivolato in una piazza

A volte siamo bravi a sparire

Per non rischiare

Di farci male

Se guardi su c’è un uomo che cade,

L’uomo che cade, un altro che cade

 

Di P. Morandi – A. Di Martino – M. Spaggiari – A. Di Martino

 

(Credits: Instagram @tredicipietrotredici)

 

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