Dieci secondi. Tanto è durato il segnale che ha acceso l’attenzione della comunità scientifica mondiale: un lampo di energia arrivato dallo spazio profondo, breve ma potentissimo, capace di raccontare una storia che parte dagli albori dell’universo.
Il fenomeno è stato intercettato il 14 marzo dalla missione spaziale SVOM e, nel giro di poco più di un’ora, agganciato dall’Osservatorio Swift della NASA. Da lì è scattata una vera e propria corsa contro il tempo: telescopi in Cile e alle Canarie hanno confermato che si trattava di un gamma-ray burst, uno dei più antichi mai osservati.
Cos’è il segnale dallo spazio e perché è così raro
Il lampo, chiamato GRB 250314A, arriva da un’epoca in cui l’universo aveva appena 730 milioni di anni, circa il 5% della sua età attuale. In oltre 50 anni di osservazioni, solo pochissimi eventi simili sono stati rilevati così lontano nel tempo.
A chiarirne l’origine è stato il James Webb Space Telescope, che ha identificato il segnale come il risultato di una supernova, ovvero l’esplosione finale di una stella massiccia.
Perché questa supernova sorprende gli scienziati
La vera sorpresa non è solo l’età dell’evento, ma il suo aspetto: l’esplosione somiglia incredibilmente alle supernove moderne. Un dettaglio che suggerisce come i processi di nascita e morte delle stelle fossero già molto evoluti nelle prime fasi dell’universo.
Niente UFO o alieni, quindi. Ma un messaggio chiarissimo: anche un segnale durato appena dieci secondi può diventare una finestra preziosa su un cosmo giovanissimo, ancora pieno di segreti da svelare.
