Il mistero del “ronzio”, il fastidioso rumore a bassa frequenza che tormenta molte persone nel mondo, potrebbe avere una spiegazione. Una nuova ricerca, guidata dall’audiologo Bonifaz Baumann, suggerisce infatti che il fenomeno sia in molti casi una forma di acufene a bassa frequenza finora non riconosciuta.
Il neuroscienziato Markus Drexl ha spiegato: “In base ai nostri risultati, sebbene non abbiamo escluso casi di fonti sonore esterne di natura fisica, ipotizziamo che l’acufene soggettivo nella gamma delle basse frequenze sia spesso la causa delle pulsazioni uditive delle percezioni sonore a bassa frequenza”.
La scoperta nei laboratori
Per giungere a questa conclusione, il team ha studiato 28 volontari che percepivano il rumore, testando le due ipotesi principali: un udito ultrasensibile alle basse frequenze o la percezione di suoni corporei. I test e le misurazioni con microfoni auricolari hanno però smentito entrambe le piste, mostrando valori nella norma e indirizzando gli esperti verso l’acufene soggettivo.
Individuare la causa resta comunque complesso. Lo stesso Drexl ha chiarito che “sappiamo che ci sono persone che sentono suoni a bassa frequenza che possono essere effettivamente misurati, anche se altre persone non li sentono. Ma non è così facile individuare la fonte di queste onde sonore, perché è difficile localizzare i suoni a bassa frequenza”.
Il fenomeno inspiegabile che sparisce all’improvviso (e nessuno sa perché)
Il fenomeno è nato come caso pubblico negli anni ’70 a Bristol, dove i residenti avvertivano un sottofondo costante intorno ai 50 Hertz.
Da allora, segnalazioni analoghe sono giunte da altre parti del mondo, descrivendo un disturbo intermittente che spesso compare di notte e sparisce nei luoghi rumorosi.
Classificare il problema come acufene non significa che sia immaginario: si tratta di un disturbo reale legato alle vie uditive e al cervello. Anche se non esiste ancora una cura definitiva, questa scoperta potrebbe finalmente aprire la strada a trattamenti mirati per dare sollievo a chi ne soffre.
