Alcune hanno segnato un’epoca, altre sono state discutibili, eppure le sigle di Sanremo fanno parte della nostra memoria tanto quanto le canzoni in gara. Sono il primo suono che ci fa capire che il Festival sta per cominciare.
“Emigrato” di Welo: la nuova sigla di Sanremo 2026
A firmare il jingle della 76ª edizione della kermesse è Welo, ispirandosi al suo nuovo brano Emigrato, portato a Sanremo giovani. Un’estetica urban e contemporanea che entra a far parte della tradizione delle sigle del Festival, specchio dei cambiamenti musicali e culturali italiani.
“Perché Sanremo è Sanremo”: il mito di Pippo Baudo e Pippo Caruso e le sigle che hanno fatto la storia
Quando si parla di Sanremo, però, è impossibile non pensare immediatamente a quel celebre PARAPPAPAPAPPAPA che dal 1995 è diventato sinonimo stesso del Festival. Perché Sanremo è Sanremo, firmata da Pippo Caruso e Sergio Bardotti, resta la sigla per antonomasia.
E riascoltarla oggi, con Carlo Conti come conduttore, sarebbe un sincero omaggio a Pippo Baudo e al suo contributo al Festival.
Tra i momenti storici impossibile non citare anche l’eleganza di Loretta Goggi con Io nascerò nel 1986 o Luciano Pavarotti che nel 1989 reinterpretò Nel blu dipinto di blu…
Le sigle più strane e discutibili: da “Che fico” a “Popopopo”
Naturalmente, però, non tutte le sigle hanno avuto lo stesso successo. Nel 1982, Pippo Franco lanciò Che fico!: successo di classifica all’epoca, oggi ricordato con affetto misto a un leggero imbarazzo.
Ci sono poi sigle che molti preferirebbero rimuovere dalla memoria. Tra queste, Un giorno qualunque di Claudio Baglioni del 2019, passata alla storia come Popopopo.
Gabry Ponte con “Tutta l’Italia” a Sanremo 2025
Di tutt’altro impatto, invece, la sigla del 2025 firmata da Gabry Ponte. Se pur all’Eurovision per San Marino arrivò all’ultimo posto, Tutta l’Italia, mescolando elementi della tradizione popolare con l’elettronica riuscì a raggiungere diverse generazioni.
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