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Skrillex contro la violenza ai concerti

Il dj e produttore Skrillex ha parlato delle differenze tra il pubblico americano e inglese: "Nel primo c’erano ragazze nude, nel secondo gente che si picchiava, una cosa che mi dava fastidio"

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Skrillex il guru. Sta diventando sempre più un’icona del mondo della dance e della musica elettronica, Skrillex che negli ultimi tempi si è conquistato anche la copertina della celebre rivista musicale britannica NME. Dopo aver dispensato la sua filosofia di vita punk 2.0, il giovane dj e produttore di Los Angeles è tornato a parlare come un vero opinion leader del differente approccio alla musica tra Stati Uniti e Regno Unito, una differenza che ha potuto verificare nel corso della sua carriera. Agli albori del suo successo infatti Skrillex passò agli onori della cronaca anche per via delle reazioni aggressive che parte del suo pubblico esprimeva nel corso dei suoi concerti e, oggi che il fenomeno sembra essersi assopito, è stato lo stesso Sonny John Moore – questo il suo vero nome – a tornare sul tema, precisando che la violenza fisica non è parte della sua cultura.
 
Basta violenza nei live.
"Ricordo gli inizi della mia carriera e la differente reazione del pubblico in America e Gran Bretagna. E’ stato divertente: negli Stati Uniti suonavo davanti a donne in reggiseno, nel Regno Unito invece c’erano ragazzini che si prendevano a cazzotti e facevano a botte. Non sto cercando di essere superiore a nessuno, ma queste cose non rappresentano quello che sono. Non voglio che la gente si picchi a vicenda nei miei live", ha precisato Skrillex che recentemente ha pubblicato il suo primo album in studio, "Recess".
 
 

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